Se le mogli vanno a scuola per imparare la pantomima

Arturo Cirillo e Valentina Picello in un momento de «La scuola delle mogli», in scena al Mercadante (le foto che illustrano questo articolo sono di Luca Del Pia)

Arturo Cirillo e Valentina Picello in un momento de «La scuola delle mogli», in scena al Mercadante
(le foto che illustrano questo articolo sono di Luca Del Pia)

NAPOLI – «La scuola delle mogli» costituisce senz’alcun dubbio uno dei casi più singolari della storia del teatro. Ad onta che sia fra i maggiori successi di Molière (appena un anno dopo il debutto, nel 1663, se ne diedero ben 78 repliche), si riverbera su quel testo una luce sinistra.
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Sei Personaggi in cerca d’attore

Da sinistra, Ciro Masella, Gianni D'Addario, Giuditta Mingucci e Nicolò Valandro in un momento di «Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello», in scena al Fontana di Milano (le foto che illustrano questo articolo sono di Luca Del Pia)

Da sinistra, Ciro Masella, Gianni D’Addario, Giuditta Mingucci e Nicolò Valandro
in un momento di «Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello», in scena al Fontana di Milano
(le foto che illustrano questo articolo sono di Luca Del Pia)

MILANO – Riporto il commento pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Nel corso della discussione (spesso scaduta a disputa da cortile) circa la direzione dello Stabile di Napoli, i difensori d’ufficio di De Fusco hanno attribuito particolare rilevanza, tra le presunte prove a favore da loro addotte, al suo allestimento di «Sei personaggi in cerca d’autore», vantandone la non meno presunta eccellenza artistica e il successo ottenuto all’estero, in specie a San Pietroburgo. E adesso – poiché, lo ripeto per l’ennesima volta, ogni giudizio di valore implica un termine di paragone – io metto a confronto lo spettacolo di De Fusco con due altri allestimenti di «Sei personaggi in cerca d’autore», a vario titolo emblematici, che mi è capitato di vedere di recente.
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Non basta il cuore di un camorrista a fare un camorrista

Vincenzo Salemme in un momento di «Con tutto il cuore», la sua nuova commedia in scena al Diana (le foto che illustrano questo articolo sono di Federico Riva)

Vincenzo Salemme in un momento di «Con tutto il cuore», la sua nuova commedia in scena al Diana
(le foto che illustrano questo articolo sono di Federico Riva)

NAPOLI – Il tratto distintivo di «Con tutto il cuore», la nuova commedia di Vincenzo Salemme che la Or.I.S. presenta al Diana, sta nel fatto che – lo dico subito: con molta efficacia – fonde le caratteristiche formali della più genuina tradizione farsesca napoletana (e, nella scia di quella, dell’avanspettacolo e del varietà) con uno degli aspetti decisivi del modo di lavorare di Salemme: la ripresa e lo sviluppo sistematici di elementi della commedia precedente.
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Nino Taranto, l’ultimo signore

Nino Taranto

Nino Taranto

NAPOLI – Riporto la rievocazione di Nino Taranto a 33 anni dalla morte, pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

«Dovevo andare in America, ma la “Michelangelo” e la “Raffaello” non navigano più: e siccome ho paura dell’aereo, non mi rimane che aspettare che passi di qui la “Queen Elizabeth”. Però, anche quella è in disarmo… E allora mi sono giocata l’America! Intanto, vorrei rivedere una bella Piedigrotta di quelle che si facevano una volta, quando uno se ne poteva andare in Villa con il bastone in spalla e la “mappatella” appesa al bastone e il “ruoto” di melanzane e peperoni. Ma oggi nemmeno questo si può fare più: se cammini a piedi finisci sotto una macchina, le melanzane e i peperoni non hanno sapore e nelle strade passano solo i carri funebri».
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Quel testo scritto in carcere per incarcerare la vita

Mireya González in un momento di «Casa Calabaza», presentato al Teatro delle Passioni di Modena

Mireya González in un momento di «Casa Calabaza», presentato al Teatro delle Passioni di Modena

MODENA – «Quello che state per vedere è una tragedia. Come quando una corda si tende e si tende sino a rompersi». Sono le prime parole che sentiamo assistendo a «Casa Calabaza», lo spettacolo che il messicano Colectivo Escénico El Arce ha presentato al Teatro delle Passioni di Modena nell’ambito del Vie Festival di Emilia Romagna Teatro. E si tratta di parole oltremodo pregnanti: perché il tema centrale dello spettacolo è costituito da un’energia che cresce inarrestabilmente su se stessa fino a provocare un’esplosione.
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Sfratto di Stato nella Budapest sovranista

Roland Rába in un momento di «Imitation of life», presentato all'Arena del Sole di Bologna (le foto che illustrano questo articolo sono di Marcell Rév)

Roland Rába in un momento di «Imitation of life», presentato all’Arena del Sole di Bologna
(le foto che illustrano questo articolo sono di Marcell Rév)

BOLOGNA – «La sua data di nascita, per favore». «Potrebbe dirmi una data di nascita, così possiamo procedere?». «Se mi dice la sua data di nascita, posso identificarla». «Non posso darle informazioni finché lei non si fa identificare». «Non posso procedere se non si fa identificare». «Se è lei la signora Ruszó che cerchiamo, allora posso darle tutte le informazioni».
È lo stillicidio di richieste burocratiche che Mihály Sudár, un ufficiale giudiziario (ma lui dice di essere il rappresentante della società immobiliare Liquid Spa), rovescia sulla donna alla quale è venuto ad intimare lo sfratto dal suo appartamento a Budapest. E costituisce un esempio probante di ciò che distingue «Imitation of life», lo spettacolo che il Proton Theatre ha presentato all’Arena del Sole di Bologna, nell’ambito del Vie Festival di Emilia Romagna Teatro, per la regia di Kornél Mundruczó, l’ungherese che è oggi uno dei personaggi più noti e apprezzati nel panorama internazionale.
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Le scuole di teatro: allievi comparse e allievi protagonisti

Manuel Severino e Chiara Celotto in un momento di «Look Like», lo spettacolo messo in scena dagli allievi dell'Accademia D'arte Drammatica del teatro Bellini (la foto è di Claudia Scuro)

Manuel Severino e Chiara Celotto in un momento di «Look Like», lo spettacolo messo in scena
dagli allievi dell’Accademia D’arte Drammatica del teatro Bellini
(la foto è di Claudia Scuro)

NAPOLI – Riporto il commento sulle scuole di teatro pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Come volevasi dimostrare, la discussione sui giornali circa il direttore dello Stabile di Napoli (ne sarà nominato uno nuovo, sarà confermato Luca De Fusco?) è proseguita senza che ci sia stato il benché minimo accenno alle questioni di contenuto: in sostanza, ci si è limitati al solito «totonomi» e, da parte dei sostenitori di De Fusco, a compitini ragionieristici, talvolta vere e proprie veline, basati acriticamente sui dati (soprattutto relativi al numero degli abbonati) che sancirebbero il merito del direttore uscente.
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Morire a Düsseldorf indossando una maschera di cervo

Da sinistra, Walter Rey e Gustavo Saffores in un momento di «El bramido de Düsseldorf» di Sergio Blanco che ha aperto allo Storchi di Modena l'edizione 2019 del Vie Festival di Emilia Romagna Teatro (le foto che illustrano questo articolo sono di Narí Aharonián)

Da sinistra, Walter Rey e Gustavo Saffores in un momento di «El bramido de Düsseldorf» di Sergio Blanco
che ha aperto allo Storchi di Modena l’edizione 2019 del Vie Festival di Emilia Romagna Teatro
(le foto che illustrano questo articolo sono di Narí Aharonián)

MODENA – Il padre: «Con te non si capisce mai dove si va a parare». Il figlio: «Questo non è vero. In realtà, in questo testo abbiamo la certezza di essere a Düsseldorf». E ancora il padre: «È vero. Ma non è chiaro perché ci siamo venuti».
Ecco, si riassumono in queste tre battute il plot, la forma e il significato profondo di «El bramido de Düsseldorf (Il bramito di Düsseldorf)», il testo di Sergio Blanco che, per la regia dell’autore, ha aperto allo Storchi di Modena il Vie Festival di Emilia Romagna Teatro. Il franco-uruguaiano Blanco, autentica rivelazione della più recente drammaturgia, in Italia non era mai stato rappresentato. E constato subito che questo spettacolo colma la lacuna come meglio non si sarebbe potuto.
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Un Enrico IV che balla tra le lucciole e cita Compare Turiddu

Carlo Cecchi in un momento di «Enrico IV», in scena al Mercadante (la foto è di Matteo Delbò)

Carlo Cecchi in un momento di «Enrico IV», in scena al Mercadante
(la foto è di Matteo Delbò)

NAPOLI – Prima di parlare dell’allestimento dell’«Enrico IV» di Pirandello che Marche Teatro presenta al Mercadante nell’adattamento e per la regia di Carlo Cecchi, ripeto pari pari (e sono perfettamente autorizzato a farlo, visto che i teatranti l’«Enrico IV» di Pirandello ce l’hanno proposto chissà quante volte) ciò che già ho avuto modo di scrivere circa quel testo in innumerevoli occasioni precedenti.
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Il ragazzo di Koltès è in sala, è ciascuno degli spettatori

Pierfrancesco Favino in un momento de «La notte poco prima della foresta», in scena al Bellini (la foto è di Fabio Lovino)

Pierfrancesco Favino in un momento de «La notte poco prima delle foreste», in scena al Bellini
(la foto è di Fabio Lovino)

NAPOLI – «Il teatro non mi è mai piaciuto molto, perché è evidentemente il contrario della vita: eppure ci torno sempre, e mi attira proprio perché è il solo posto nel quale si ammette subito che la vita è altrove».
È sulla base di questa dichiarazione dell’autore, paradossale unicamente all’apparenza, che si deve interpretare il bellissimo monologo di Koltès «La notte poco prima delle foreste», ora presentato al Bellini dalla Compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo nell’interpretazione di Pierfrancesco Favino e per la regia di Lorenzo Gioielli.
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