L’autore

001Enrico Fiore è nato a Napoli nel 1940. Laureato in Lettere Moderne, giornalista professionista dal ’66, ha lavorato come redattore per «Il Tempo», «Paese Sera» e «Il Mattino», al quale ultimo ha collaborato, da esterno, sino al febbraio 2016, quando è stato costretto a prendere atto che non esistevano più le condizioni, neppure quelle minime, per continuare a farlo. Attualmente collabora al «Corriere del Mezzogiorno».
Svolge l’attività di critico teatrale da oltre cinquant’anni, non solo a Napoli ma anche in campo nazionale e internazionale.
Come autore, ha firmato «Jesce sole», uno spettacolo sulla storia della canzone napoletana interpretato da Antonella D’Agostino e Claudio Di Palma per la regia di Alfonso Guadagni; «Le vecchie e il mare», un testo, tratto da poemi e corali di Yannis Ritsos, che – allestito dal Teatro Stabile di Sardegna per la regia di Orlando Forioso – debuttò nel ’93 nell’ambito del Festival «La notte dei poeti» di Nora e, più volte ripreso, chiuse nel 2009 il programma teatrale della Biennale di Venezia; «Tatuaggi», una riscrittura in napoletano di «Haute surveillance» di Genet messa in scena dalla Galleria Toledo per la regia di Laura Angiulli e da cui venne anche tratto un film invitato alla Mostra del Cinema di Venezia; «Il fantasma di Scaramouche», presentato nel 2000, per la regia di Walter Manfré, nel Théâtre du Rond-Point di Parigi nell’ambito della rassegna «Théâtre des Italiens» diretta da Maurizio Scaparro; «Le ombre lunghe», un omaggio ad Annibale Ruccello presentato nel 2003, ancora con la regia di Laura Angiulli, nel Teatro Comédie et Studio des Champs Elysées di Parigi nell’ambito della rassegna «Les Italiens» diretta sempre da Scaparro; e «Ferite di luce», un testo compreso (insieme con quelli, fra gli altri, di Franco Scaldati, Dacia Maraini, Mario Luzi, Davide Rondoni e Maurizio Cucchi) nello spettacolo «La forza della memoria», allestito dallo Stabile di Palermo per la regia di Pietro Carriglio e dato il 18 luglio 2005, nel Cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni, in occasione del tredicesimo anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Agostino Catalano.

Con Eduardo e Valenzi al San Ferdinando, in occasione dell'inaugurazione della mostra «Eduardo nel mondo» (Napoli, 12 aprile 1979)

Con Eduardo e Valenzi al San Ferdinando, in occasione dell’inaugurazione della mostra «Eduardo nel mondo» (Napoli, 12 aprile 1979)

Come saggista, Fiore ha al suo attivo il testo di «Frammenti sul delitto dell’arte», una raccolta di fotografie sul teatro di Fabio Donato (Guida, 1980); «Mar del teatro. Uno sguardo mediterraneo su vent’anni di spettacoli», un’antologia delle proprie recensioni con interventi di Mario Martone, Enzo Moscato e Maurizio Scaparro (Pironti, 1999); «Il rito, l’esilio e la peste», un’analisi del teatro di Santanelli, Ruccello e Moscato (Ubulibri, 2002); le introduzioni alla «Quadrilogia di Santarcangelo» (Ubulibri, 1999) e a «Gli anni piccoli» (Guida, 2011) di Enzo Moscato e al «Teatro» di Annibale Ruccello (Ubulibri, 2005). Ha inoltre curato l’edizione completa in tre volumi (Poesie e canzoni, Teatro, Scritti vari) delle opere di Libero Bovio (Edizioni Scientifiche Italiane, 1993); e sono sue anche alcune voci del «Dizionario dello Spettacolo del ‘900» pubblicato da Baldini&Castoldi nel 1998.

Con Giorgio Strehler durante il convegno «I tanti volti di Eduardo» (Milano, 1 aprile 1985)

Con Giorgio Strehler durante il convegno «I tanti volti di Eduardo» (Milano, 1 aprile 1985)

Nel campo discografico, infine,  Enrico Fiore ha ideato e realizzato «Canto a Viviani», un cd che – tratto dall’omonimo spettacolo da lui presentato nel Teatro Montil di Castellammare di Stabia, patria dello stesso Viviani, in occasione del centenario della nascita del grande autore e attore – è stato pubblicato dalla Phonotype Record e contiene, fra le altre, interpretazioni di Peppe e Concetta Barra, Rosalia Maggio, Angela Pagano, Antonio Casagrande, Franco Acampora e Mario Scarpetta.

Un momento di «Ma dove vanno i marinai» (foto di Fabio Donato)

Un momento di «Ma dove vanno i marinai» (foto di Fabio Donato)

Ma Fiore è stato anche l’unico che si sia messo in discussione, invertendo per una volta, e sino in fondo, i ruoli fra il critico e i teatranti. Il 16 dicembre 1979 presentò nel Teatro Biondo, un ex tempio della sceneggiata preso in gestione da Mario e Maria Luisa Santella, la performance «Ma dove vanno i marinai», ispirata alla sua esperienza autentica di commissario di bordo dell’«Achille Lauro» sulle rotte per l’Australia e la Nuova Zelanda. E in sala c’erano quasi esclusivamente teatranti, così come fu un’attrice, la stessa Maria Luisa Santella, a scrivere la recensione di quell’assolo, pubblicata il 22 dicembre nella pagina nazionale degli spettacoli di «Paese Sera» – il giornale di cui l’inedito performer era, per l’appunto, uno dei critici teatrali – con il titolo «Tutti sulla nave del Teatro / marinai, pubblico ed autore».

Con Carmelo Bene all'Hotel Excelsior (Napoli, 15 dicembre 1981)

Con Carmelo Bene all’Hotel Excelsior (Napoli, 15 dicembre 1981)

Nel 1997 l’A.S.S.T., l’Associazione Sindacale Scrittori di Teatro, assegnò a Enrico Fiore il suo massimo riconoscimento, la Lente d’Oro (che in realtà è d’argento). Ma lui, appena si accorse del tono salottiero che aveva preso la cerimonia di premiazione, in quel di Taranto, piantò in asso la conduttrice della serata Elisabetta Gardini (una premonizione del fatto che sarebbe poi diventata la portavoce di Forza Italia?) e scese dal palco, limitandosi a dichiarare che dedicava quel riconoscimento (glielo portarono qualche ora dopo in albergo) alla memoria di Annibale Ruccello.

Con Patroni Griffi al Diana (Napoli, 16 marzo 1993)

Con Patroni Griffi al Diana (Napoli, 16 marzo 1993)

Andò molto meglio il 10 maggio del 2013, quando – nella «Sala delle Colonne» del Teatro della Pergola di Firenze – l’Accademia della Crusca, nella persona del suo presidente, Nicoletta Maraschio, gli tributò un pubblico riconoscimento, consegnandogli a titolo simbolico una copia della ristampa anastatica della prima edizione del vocabolario della Crusca (datata 1612) per – gli scrissero nella circostanza – «il suo importante contributo al Convegno organizzato all’Accademia della Crusca nel marzo del 2011 in occasione delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’Unità italiana» e per «il rilevante apporto che lei ha dato e continua a dare al teatro e a Firenze con la sua intensa attività giornalistica e saggistica».

Con Maurizio Scaparro al Teatro della Pergola (Firenze, 10 maggio 2013)

Con Maurizio Scaparro al Teatro della Pergola (Firenze, 10 maggio 2013)

Enrico Fiore non ha difficoltà a confessare che puntualmente si emoziona, ogni volta che prende fra le mani quel volumone.
Ma, tutto quanto sopra detto, Fiore ci tiene ad aggiungere che questo appartiene alla sua vita pubblica, che per lui non è quella vera. Quella vera, di cui nessuno sa niente, salvo i frammenti minimi che lo stesso Fiore di tanto in tanto ne ha rivelato, s’è svolta inseguendo il sogno del comunismo dovunque si combattesse per la libertà: in Grecia durante la dittatura dei colonnelli, in Portogallo durante la «Rivoluzione dei Garofani»…

Davanti alla sede del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese durante la «Rivoluzione dei Garofani»

Davanti alla sede del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese durante la «Rivoluzione dei Garofani»

In quella vita Fiore ha fatto cose che pochissimi altri hanno fatto. Ha rischiato la pelle portando in Grecia i messaggi dei fuorusciti, è stato nel cordone armato che protesse Álvaro Cunhal nel corso del comizio da lui tenuto al Palazzetto dello Sport di Lisbona subito dopo il rientro dall’esilio… E sono quelle, ritiene Enrico Fiore, le cose per cui è valsa la pena di vivere.

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4 risposte a L’autore

  1. Massimo Maffei scrive:

    Maestro amatissimo,
    non Ti vedo da oltre 25 anni, ma da sempre porto nel cuore i Tuoi insegnamenti al “Il Mattino”. Ti ho sempre amato non conoscendo nulla della Tua vita privata. Leggendone qui una minima porzione, adesso, so anche perché.
    Massimo Maffei

  2. Enrico Fiore scrive:

    Caro Massimo,
    grazie dell’affetto e della stima. Ma grazie, soprattutto, dell’attenzione che, come vedo, hai rivolto a certe vicende che, al di là della mia vita privata, fanno parte della grande Storia tessuta dalla fede nella libertà.
    Enrico Fiore

  3. Gianni Lamagna scrive:

    Grande la tua “bio”, valorosa la tua storia, preziose le tue recensioni.
    Abbracci.
    Gianni Lamagna

  4. Enrico Fiore scrive:

    Grazie, caro Gianni. Spero di meritare la tua stima anche in avvenire. E intanto ti ricambio gli abbracci.
    Enrico Fiore

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