Afrodite e Paride
come miti multimediali

Elena e Paride che s'involano a cavallo

Elena e Paride che s’involano a cavallo

«Afrodita y el juicio de Paris», lo spettacolo che La Fura dels Baus ha presentato alla Mostra d’Oltremare nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia, offre lo spunto per una piccola riflessione sul mito e su che cosa il mito possa significare ed essere oggi. Secondo Giulio Guidorizzi, uno dei maggiori esperti della materia, il mito ha la «capacità di attivare processi simbolici profondi della psiche umana». Secondo Pera Tantiñá, autore e regista dello spettacolo in questione, il mito, ai nostri giorni, ha invece soltanto la capacità di tradursi in un «mélange» di teatro, cinema, danza e circo garantito dalla tecnologia multimediale.
Al riguardo, appare assolutamente emblematica una battuta dello scarno testo di Tantiñá collocata all’inizio, e dunque in posizione fortemente icastica: «Come può un umano comprendere una cosa che non è stata fatta per la sua comprensione?». Infatti, quell’umano (ossia lo spettatore di «Afrodita y el juicio de Paris») non si pone affatto il problema di comprendere, ma si limita a vedere, più o meno affascinato, le immagini riferite alla cosa «incomprensibile» in termini di proiezioni, coreografie e, soprattutto, esibizioni acrobatiche.
Possiamo aggiungere che lo scarto fra il mito (in questo caso il mito greco, particolarmente complesso) e la multimedialità tecnologica si determina anche sul piano della rappresentazione in sé, per il fatto che un palco e uno schermo (i «luoghi» dell’allusione) accolgono le proiezioni e le coreografie relative, giusto, ai personaggi mitologici, mentre le «incarnazioni» odierne di questi sono, quasi sempre, affidate ad acrobati appesi al braccio di una gru.
I momenti più interessanti dello spettacolo si manifestano, per quanto concerne le esibizioni acrobatiche, attraverso una sorta di dissolvenze incrociate: quando, per fare un esempio, la «medusa» aerea realizzata dagli acrobati che si allargano e stringono attaccati a una struttura cilindrica cede il passo, in occasione della nascita di Elena, a una sacca che funziona esattamente come la placenta, con tanto di rottura delle acque e liquido amniotico che gocciola sul pubblico.
Evidenti, infine, i ricalchi dalle più varie esperienze precedenti del teatro di avanguardia: sempre a titolo d’esempio, cito la marionetta gigantesca di Afrodite, che richiama i pupazzi del Bread and Puppet, e lo scheletro del cavallo su cui s’involano Paride ed Elena, mutuato da quello che compariva in «Crepino gli artisti!» dell’immenso Tadeusz Kantor.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

(«Il Mattino», 15 giugno 2015)

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