Girotondo di coppie tra fughe e ritorni

Sara Bertelà e Nicola Pannelli in una scena di «Exit»

Sara Bertelà e Nicola Pannelli in una scena di «Exit»

Dice a un certo punto A: «Le avevamo già provate tutte, ma erano tutte declinazioni della stessa cosa»; e aggiunge: «E peggio ancora era provare a dare un nome alla cosa».
Sono queste, oltre ogni dubbio, le battute-chiave di «Exit», la commedia di Fausto Paravidino che lo Stabile di Bolzano presenta nel Piccolo Bellini per la regia dell’autore. Ed eccolo, dunque, il pregio non comune del testo in parola: qui non c’imbattiamo nell’incomunicabilità, bensì nella comunicabilità perfetta (fin nei minimi particolari, e sul filo di una precisione addirittura maniacale) di quella cosa invisibile e pure riconoscibilissima che è la routine paralizzante in cui giorno per giorno precipita la vita nell’epoca della virtualità.
Non a caso, allora, i personaggi in campo hanno per nome solo una lettera dell’alfabeto: ognuno di essi, infatti, è una semplice funzione, nel senso dell’espressione matematica che indica come varia una grandezza in relazione al variare di un’altra o di altre. Sicché vediamo che A, un professore universitario separatosi dalla moglie B, si mette con C, una sua studentessa, mentre B si mette con D, che si occupa di consulenze; ma, poi, accade che C, rimasta incinta e separatasi da A, finisca per incontrare D, mentre fra A e B si ristabilisce un rapporto influenzato, però, dalle intrusioni di C e D.
Quindi, su questa giostra (che, ovviamente, richiama il «Girotondo» di Schnitzler) si muovono, altrettanto ovviamente, argomenti del tutto intercambiabili: poniamo, dal sesso alla dieta vegetariana, dai Massive Attack alle quote rosa, dai calzini a Woody Allen. Si capisce, perciò, che l’altro pregio decisivo del testo di Paravidino è l’ironia. E così, per esempio, può capitare tranquillamente che, in una sequenza da vero e proprio avanspettacolo, B confonda con gli «sgombri» gli «sgomberi dei campi rom» di cui sta parlando A.
Assolutamente in linea con tutto questo risulta, infine, la regia di Paravidino: nel contenitore scenografico di Laura Benzi – che, fitto d’insegne al neon, richiama gl’interni lividi di Hopper – si mescolano con gusto dissacrante e simmetrie geometriche ritmi da vaudeville, accordi di chitarra da ballata alla De André e reiterati ammiccamenti al pubblico. E non meno adeguati appaiono gl’interpreti: Sara Bertelà (B), Nicola Pannelli (A), Davide Lorino (D) e Iris Fusetti (C).
Insomma, uno spettacolo tanto profondo quanto divertente, tanto meditato quanto agile: merce rarissima, di questi tempi. E allora non perdetevelo, si replica fino a domenica.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

(«Il Mattino», 3 aprile 2014)

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