La zitella e un de Sade di nome Peppino

La protagonista di «Mulignane» – il testo, tratto da un racconto di Francesca Prisco, che Gea Martire ha presentato alla Sala Ferrari per la regia di Antonio Capuano – è una donna di mezza età che si vendica della propria solitudine (e dei giudizi dispregiativi da quella generati) trincerandosi in uno sproloquio che neutralizza la realtà sul filo di continui slittamenti di senso.
Si comincia, manco a dirlo, da quello che – giusto il titolo – parte dalla parmigiana di melanzane affogata nell’olio preparata dalla madre per approdare ai lividi che le lascia sul posteriore il suo amante occasionale Peppino, devoto seguace in sedicesimo del divino Marchese. E in mezzo ci sono, frammisti, per l’appunto, alle escursioni sul terreno delle pratiche sadomaso, gli espedienti cari alla nostra più genuina tradizione farsesca, primo fra tutti lo scambio delle parole che qui, tanto per fare un esempio, produce la confusione tra vibratore e vibrafono.
Insomma, avete capito. Siamo di fronte a uno spettacolo dichiaratamente e irresistibilmente comico. E poiché mette in campo una comicità che pesca nell’intelligenza, già questo sarebbe (dato ciò che di solito si vede sui palcoscenici napoletani) un merito non da poco. Ma, in più, «Mulignane» riesce, senza parere, a sviluppare una satira tanto puntuale quanto lieve – e, dunque, assai più efficace – di alcuni fra i connotati decisivi della vita sociale odierna.
Il tutto, poi, trova in Gea Martire – guidata dalla regia di Capuano con discrezione e sagacia insieme (vedi quel girare in tondo della protagonista, a simboleggiare l’immutabilità e ineffettualità della sua vita) – un referente niente meno che perfetto.
Andate a vederla: si replica il 7 e 8 dicembre al Teatro del Giullare di Salerno, il 10, 11 e 12 gennaio alla Sala Ichos di Napoli, il 14 e 15 gennaio al Civico 14 di Caserta, il 19 e 20 gennaio al Cat di Castellammare di Stabia, il 15 e 16 febbraio all’Ethnos di Torre del Greco, il 22 e 23 febbraio alla Mediateca Marte di Cava dei Tirreni, l’8, il 9 e il 10 marzo al Teatro Argot di Roma e il 13, 14, 15 e 16 marzo all’Art Garage di Pozzuoli.

                                                                                                                                  Enrico Fiore

(«Il Mattino», 20 novembre 2013)

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