«Prima del silenzio» con nudo integrale

Leo Gullotta in una scena di «Prima del silenzio»

Leo Gullotta in una scena di «Prima del silenzio»

«Prima del silenzio» – l’atto unico che ha aperto al Mercadante la stagione dello Stabile napoletano – è, se non il più bello, almeno il più importante fra i testi di Patroni Griffi: giacché – ben al di là della superficie del plot riferita al conflitto generazionale fra Lui, un poeta ultracinquantenne, e il men che ventenne Ragazzo col quale vive – mette in campo il problema cruciale dell’età moderna.
In breve, possiamo identificare Lui (per il quale «La realtà diventa quella che t’inventi») con Don Chisciotte e il ragazzo con Foucault, per il quale Don Chisciotte rappresenta la prova che «la scrittura ha cessato di essere la prosa del mondo»: di modo che, mentre «le cose sono soltanto quello che sono», «le parole non contrassegnano più le cose, dormono tra le pagine dei libri in mezzo alla polvere».
A questo, nell’epicedio che conclude «Prima del silenzio», Lui replica, infine, con un alto e appassionato grido (quasi un eco di Beckett) in nome della necessità di comunicare: «Ogni uomo che muore / risorge in un altro che nasce. / La parola che non trova asilo / nella bocca dell’uomo / è già la morte – senza resurrezione».
Ma il regista Fabio Grossi trova il modo di opprimere il fascino dolorante del testo di Patroni Griffi con un garbuglio di segni confusi, pleonastici e, di fatto, incomprensibili: vedi, tanto per intenderci, le onde del mare vere proiettate mentre (secondo la didascalia dell’autore) Lui e il Ragazzo «fingono di andare in barca», i personaggi della Moglie, del Cameriere e del Figlio che compaiono soltanto in ostentati video e il nudo integrale del Ragazzo sotto la doccia.
Così l’evidentissima e decisiva dimensione mentale determinata da Patroni Griffi viene sostanzialmente neutralizzata. E gli splendidi versi citati finiscono detti da una voce registrata in uno sfarfallìo caotico di lettere dell’alfabeto, che sfocia in un primissimo piano del volto di Lui fissato in un sorrisino furbesco.
Tutto ciò, è ovvio, penalizza anche l’impegnata prova di Leo Gullotta, affiancato da Eugenio Franceschini (il Ragazzo) e dai predetti «ectoplasmi»: Paola Gassman (la Moglie), Sergio Mascherpa (il Cameriere) e Andrea Giuliano (il Figlio). E non può non tornarci negli occhi e nel cuore il Romolo Valli (per lui, lo sappiamo, Patroni Griffi scrisse «Prima del silenzio») che incomparabilmente cantò la solitudine e, pure, l’indomito slancio vitale di Lui dipingendosi di rosso i pomelli come nell’«Enrico IV» di Pirandello.

                                                                                                                               Enrico Fiore

(«Il Mattino», 23 novembre 2013)

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