Addio a Maria Stangret, compagna d’arte e di vita di Kantor

Maria Stangret in una foto della Galleria Szydlowski

Maria Stangret in una foto della Galleria Szydlowski

Ricevo dalla Change Performing Arts la seguente testimonianza, che volentieri pubblico integralmente. Non è solo un necrologio, sentito e commosso. È anche, e soprattutto, un appello a non dimenticare (e ad applicare, per quanto possibile, nel presente) quella che è stata una delle più alte lezioni mai offerte dal Teatro. (E. F.)

«Il 15 maggio è morta a Varsavia Maria Stangret. Avrebbe compiuto 91 anni nel prossimo luglio.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di assistere a uno spettacolo del Teatr Cricot2 sicuramente la ricorderanno, come attrice del celebre gruppo teatrale polacco oltre che compagna di vita di Tadeusz Kantor, il geniale innovatore della scena contemporanea scomparso improvvisamente, a 75 anni, nel 1990.
Noi vogliamo ricordare Maria Stangret Kantor qui – non a caso – come artista visiva, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, che ha avuto una brillante carriera personale con numerose mostre in varie gallerie d’Europa e d’America, a partire dagli anni Sessanta fino a pochi anni fa. Anche Tadeusz Kantor, anni prima, si era formato alla stessa Accademia e il suo primo “spettacolo” era stato realizzato nel 1937 con automi/marionette astratte sotto l’influenza del Bauhaus.
La figura di Maria Stangret ci permette di ricordare che le radici del lavoro teatrale del mitico Cricot2 (in polacco anagramma di “è un circo”) erano nelle arti visive: non solo Tadeusz Kantor e Maria Stangret, ma una gran parte di quello strano gruppo di attori che aveva affascinato con “La classe morta” il pubblico teatrale di mezzo mondo erano artisti che provenivano dal mondo delle arti visive, e il teatro ha rappresentato per tutti loro una sorta di sconfinamento dalla tela al palcoscenico, una deviazione creativa che affondava le radici nelle intuizioni e negli esperimenti delle avanguardie storiche del primo Novecento.
Non a caso “La classe morta” aveva avuto la sua prima “seduta drammatica” nello scantinato di un palazzo cinquecentesco, la galleria di un gruppo di artisti di Cracovia, luogo di incontro e di confronto ben lontano dai palcoscenici ufficiali della città. Quindi uno dei più grandi episodi di radicale sconvolgimento dell’idea di Teatro del secolo appena trascorso ha avuto le radici fuori dal teatro, lontano dalle accademie teatrali, nell’angolo di uno spazio senza palcoscenico, senza il vincolo di un testo letterario da “mettere in scena”.
Kantor usava dire che egli “giocava” con il testo; la sua macchina teatrale non utilizzava la letteratura come carburante, ma come pre-testo per dar vita a un teatro autonomo, non asservito alla materia letteraria ma capace di evocare una propria specifica realtà.

Un momento de «La classe morta» nella Galleria , dove nacque nel 1975. Maria Stangret è nell'angolo a destra del primo banco

Un momento de «La classe morta» nella Galleria Krzysztofory, dove nacque nel 1975.
Maria Stangret è nell’angolo a destra del primo banco.

Mentre ci apprestiamo a uscire da quasi tre mesi di allontanamento forzato dai teatri, ovvero da quegli spazi dove abbiamo confinato il Teatro senza sapere quando potremo ritornarci come prima, ci rendiamo conto che siamo diventati schiavi involontari di quel teatro, convinti che quello sia il solo Teatro. Noi che in ruoli diversi abbiamo vissuto in prima persona quella radicale e sconvolgente esperienza del Cricot2, ricordando Maria Stangret, pittrice e figura centrale degli spettacoli di Kantor, vogliamo suggerire sottovoce soprattutto alle nuove generazioni di non restare pigramente intrappolati nelle convenzioni, ma di guardare oltre i muri dei teatri, oltre la letteratura teatrale, oltre l’illusione della quarta parete, oltre la gabbia di quella idea di Teatro. È questa l’occasione per tornare a esplorare altre strade, rischiare altri spazi, contaminare i linguaggi, invadere musei e gallerie, sconfinare dalle tranquillizzanti consuetudini, avventurarsi in territori sconosciuti, sorprenderci con altre idee di Teatro.

Nella scacchiera dell’arte la mossa vincente è sempre la mossa del cavallo!».

                                                                                 Franco Laera, Marzia Loriga, Ludmila Ryba

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