Teatro dall’alto e teatro «da vascio»

Mimmo Borrelli

Mimmo Borrelli

NAPOLI – Ci sono due modi opposti d’intendere e analizzare il teatro: lo si può considerare dall’alto, sulla base della teoria e prescindendo dagl’interessi particolari e personali, oppure lo si può considerare dal basso (o, meglio, «da vascio», visto che siamo a Napoli), sulla base, per l’appunto, d’interessi particolari e personali. È questa la dicotomia su cui verteva, in sostanza, il mio articolo pubblicato sul «Corriere del Mezzogiorno» il 7 marzo scorso e riassumibile nell’affermazione che del teatro autoreferenziale (di quello, non del Teatro con l’iniziale maiuscola) si può fare a meno.
Con quell’articolo sono stati pienamente d’accordo, fra gli altri, il nuovo direttore dello Stabile di Napoli, Roberto Andò, il presidente del Premio Napoli, Domenico Ciruzzi, e il presidente di Italia Nostra Napoli, Guido Donatone, oltre a un regista del livello di Davide Iodice e a Roberta Russo, che con grande merito e successo gestisce il Teatro Bellini insieme con i fratelli Daniele e Gabriele. E a un isolatissimo dissenso risponde da par suo Mimmo Borrelli, con l’intervento che qui di seguito pubblico integralmente. (E.F.)

«Quest’articolo, o meglio racconto, è potente e vero come dirompente e sempre scomoda deve essere la narrazione della realtà. Chi non l’accetta non accetta il prossimo, il diverso: miopia del comune intellettualismo di sinistra che tanto attacca chi si fa sovrano di arroganza, ma troppo spesso nella sua ipocrisia naufraga nella stessa piaga.
Questa ferita insanabile e virale è la non accettazione di chi nella diversità offre spunto all’ignoto. Ciò che è ignoto fa paura. La verità ipocritamente negata, che tutti sanno, ma non s’ha da dire, crea squilibrio. Prima era il nero, poi l’emigrante, ora il prossimo, il parente.
Che il tuo scritto sia di lezione ai farisei e agli ipocriti… Guai a chi non racconta più, ma guai ancor più a chi racconta male.
Il mondo non ha bisogno del teatro del consenso, ma dell’orribile mai osceno dissenso. Un teatro che vi vede tutti d’accordo è un teatro di regime, immobile e reazionario. Quello è il teatro da chiudere, e non solo ora.
Va be’… come sempre si deborda, in questa febbre di solitudine e di idee. Bello trovarne di affini: idee che vaccinano e immunizzano l’anima e, spero per mio figlio, l’avvenire. Questo secolo sarà determinato dalla manipolazione dell’odio e dall’ipocrisia delle sinistre, ormai non più progressiste ma di regime.
Viento ‘mpoppa, mio caro Enrico».

                                                                                                                                   Mimmo Borrelli

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4 risposte a Teatro dall’alto e teatro «da vascio»

  1. Barbara Basso scrive:

    Parole sacrosante, le sue, maestro, e quelle di Borrelli. Di teatro così come di narrativa consolatori non c’è alcun bisogno, oserei dire soprattutto ora. Che questo silenzio obbligato ci aiuti a immunizzarci dalle trombe della mediocrità e ci apra invece mente e cuore alla bellezza vera, quella che illumina, ma che per sua stessa natura sconvolge, che non ci lascia mai uguali a prima di averla incontrata sulla nostra strada.
    Barbara Basso

  2. Enrico Fiore scrive:

    Cara Barbara,
    grazie per questo commento così appropriato. Non ne potevo ricevere uno migliore.
    A presto.
    Enrico Fiore

  3. Patrizio Rispo scrive:

    E’ sempre un piacere viaggiare nel tuo blog. Leggo sempre i tuoi spiazzanti e illuminanti punti di vista. Grazie, Enrico mio bello.
    Patrizio Rispo

  4. Enrico Fiore scrive:

    Grazie a te, caro Patrizio, per l’attenzione e la stima che continui a riservarmi.
    Enrico Fiore

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