Un post di Matteo Cosenza

Matteo Cosenza

Matteo Cosenza

NAPOLI – Matteo Cosenza ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il post che segue. Che cosa dire? L’ho letto con le lacrime agli occhi: ma non tanto per gli elogi che Matteo mi fa, e dei quali, naturalmente, lo ringrazio, quanto perché le sue parole sono la testimonianza della misura in cui, talvolta, la vita sa essere generosa, facendoti regali inattesi. Stringo Matteo in un abbraccio forte. Siamo invecchiati insieme, ma sul nostro cammino, ormai lungo, non ha mai smesso di brillare la fiammella dell’amicizia. E questa, con i tempi che corrono, non è una cosa che capiti spesso e a molti. (E.F.)

«GRAZIE, ENRICO.
Non mi fanno velo l’antica amicizia (ormai ci avviciniamo ai sessant’anni… di amicizia intendo), la comune radice stabiese (un patrimonio identitario che accompagna le nostre esistenze) e la colleganza più volte e a lungo coltivata se dico che da mesi leggo i suoi articoli preziosi, gemme di conoscenza e di cultura, veri e propri saggi illuminati da uno sguardo profondo che ti fa vedere aspetti che mai avresti immaginato. Direte che sto esagerando, spero proprio di no. Il fatto è che come se a un cavallo di razza, diciamo un Varenne, avessero finalmente tolto le briglie e, senza vincoli, lo avessero lasciato libero in una prateria: non vincerà Gran Premi di Lotteria, che già ne ha vinti tanti, ma trotterà con sicurezza e leggiadria scegliendo i percorsi più belli ma anche quelli più impervi per attraversarli con la sicurezza che gli è propria.
Sto parlando, cari amici, di Enrico Fiore, il massimo critico teatrale napoletano (che è già un primato eccelso), sicuramente uno dei maggiori italiani se non il maggiore. Scrive sul “Corriere del Mezzogiorno” pagine memorabili, si occupa del teatro e dei suoi protagonisti (dagli autori alle comparse) e, poiché il teatro non è altro che questo, si occupa di noi, del nostro mondo, della nostra vita.
Io mi sento di ringraziare, per il dono della lettura di questi capolavori, Enzo d’Errico, il direttore del giornale. So che stimava Enrico da tempo. Ricordo ancora quando all’alba – sì, proprio l’alba perché alle sei eravamo già all’opera al terzo piano di piazzetta Matilde Serao a confezionare l’edizione notte di “Paese Sera” – sentivo dal fondo del grande stanzone la voce di Enzo che aveva appena finito di leggere l’ennesima recensione di Enrico sull’edizione del mattino del giornale: “Ma Enrico è bravo, proprio bravo: leggete che cosa ha scritto”. E quando ha potuto, quasi mezzo secolo dopo, ha convinto Enrico a scrivere per il suo giornale. Senza vincoli di argomento e di spazio, Enrico è ritornato a trottare o galoppare, fate voi, facendo salire in sella anche noi per farci scoprire cose dietro le cose, significati sconosciuti dietro le parole, uomini veri dietro la rappresentazione, scavando nel cuore e nella testa per riportarci all’essenza, restituendoci della messinscena la realtà del mondo. Il teatro, insomma, come compendio di spettacolo, conoscenza, cultura, arte e vita.
Detto da chi ai giornali ha dedicato la sua vita, mi piace anche sottolineare il loro valore specie quando osano rompere gli schemi, cambiare passo, spiazzare il lettore portandolo “oltre”, dentro il nucleo della vita, senza il vincolo asfissiante delle mode, rendendoci partecipi di altri contenuti e mondi. È modernità anche questo, non solo la rete o la realtà virtuale che pure tanto cammino ci stanno facendo compiere verso il futuro.
Aggiungo solo, in coerenza con quanto detto finora, che mi auguro che Enrico raccolga in un libro gli articoli che sta pubblicando da tempo sul “Corriere del Mezzogiorno”. Anche perché, come Pietro Treccagnoli ci ricorda oggi sempre su questo giornale, citando Giovanni Pozzi, “il libro è rimasto un amico discretissimo, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si chiede una sosta. Colmo di parole, tace”».

                                                                                                                                   Matteo Cosenza

Questa voce è stata pubblicata in Commenti. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Un post di Matteo Cosenza

  1. Luigi Spina scrive:

    Due amici cari in dialogo, Matteo Cosenza, una volta mio Direttore, ed Enrico Fiore, mio consulente teatrale e antagonista in uno storico bisticcio su uno spettacolo di Gaber. E vi voglio ancora tanto bene.
    Luigi Spina

  2. Enrico Fiore scrive:

    Anch’io voglio ancora tanto bene a te e a Matteo, caro Gigi. E spero di rivederti(vi) al più presto.
    Enrico Fiore

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>