Le scuole di teatro: allievi comparse e allievi protagonisti

Manuel Severino e Chiara Celotto in un momento di «Look Like», lo spettacolo messo in scena dagli allievi dell'Accademia D'arte Drammatica del teatro Bellini (la foto è di Claudia Scuro)

Manuel Severino e Chiara Celotto in un momento di «Look Like», lo spettacolo messo in scena
dagli allievi dell’Accademia D’arte Drammatica del teatro Bellini
(la foto è di Claudia Scuro)

NAPOLI – Riporto il commento sulle scuole di teatro pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Come volevasi dimostrare, la discussione sui giornali circa il direttore dello Stabile di Napoli (ne sarà nominato uno nuovo, sarà confermato Luca De Fusco?) è proseguita senza che ci sia stato il benché minimo accenno alle questioni di contenuto: in sostanza, ci si è limitati al solito «totonomi» e, da parte dei sostenitori di De Fusco, a compitini ragionieristici, talvolta vere e proprie veline, basati acriticamente sui dati (soprattutto relativi al numero degli abbonati) che sancirebbero il merito del direttore uscente.
Invece, quei dati andavano interpretati, cioè messi a confronto con la necessità di praticare una politica culturale degna del nome. Provo a farlo io adesso, occupandomi stavolta del problema decisivo della scuola.
La scuola dello Stabile di Napoli, peraltro nata solo allo scopo di dotarsi di uno dei requisiti indispensabili per ottenere la qualifica di Teatro Nazionale (e peraltro ben presto disconosciuta da Carolina Rosi e dalla famiglia De Filippo), a tutt’oggi è ancora priva di una sede. E questo, mi pare, è per l’appunto un dato di fatto, e piuttosto significativo. Ma vengo subito alle parole con cui il 21 luglio del 2016 commentai, sul mio sito Controscena.net, la nomina di Mariano Rigillo a direttore della scuola in questione: «Finalmente. Finalmente arriva, dall’asfittico mondo teatrale nostrano, quella che senz’alcun dubbio possiamo definire una buona, anzi un’ottima notizia: è Mariano Rigillo il nuovo direttore della scuola di teatro dello Stabile di Napoli. Lo ha deciso all’unanimità il consiglio d’amministrazione dello Stabile medesimo, riunitosi stamattina. E mai decisione di un organo burocratico fu tanto illuminata, convincente e, di più, capace di tramutarsi in una fondata prospettiva per l’avvenire».
Rigillo mi ringraziò, ed io risposi che non avevo fatto alcuno sforzo a scrivere quello che avevo scritto e che il ringraziamento sarebbe stato completo se mi avesse consentito di assistere a qualcuna delle sue lezioni. Non ebbe alcun esito, quella mia richiesta. E l’attività svolta nella scuola dello Stabile di Napoli è rimasta sempre un mistero. Salvo la cooptazione di taluni degli allievi, ma in veste di semplici comparse, in determinati spettacoli prodotti dallo Stabile medesimo e salvo l’esercitazione finale degli allievi del terzo anno presentata l’anno scorso al San Ferdinando. S’intitolava «Shakespeare & Shakespeare» e si basava sulla drammaturgia di Lorenzo Salveti, persona stimabilissima ma noto soprattutto per essere stato a lungo direttore dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Insomma, un’esercitazione tutta interna alla logica e alla pratica scolastiche, senza aperture verso la dimensione del teatro in atto.

In senso orario, Emanuele Vito, Sarah Paone, Mario Cangiano e Roberto Serpi ne «La dodicesima notte» messa in scena nel 2016 dagli allievi della scuola dello Stabile di Genova  (la foto è di Giuseppe Maritati)

In senso orario, Emanuele Vito, Sarah Paone, Mario Cangiano e Roberto Serpi ne «La dodicesima notte»
messa in scena nel 2016 dagli allievi della scuola dello Stabile di Genova
(la foto è di Giuseppe Maritati)

Ma poiché, lo ripeto ancora una volta, ogni giudizio di valore implica un termine di paragone, passo a riferire di che cosa succede in due altre scuole. E comincio da quella dello Stabile di Genova, fra parentesi legato da stretti rapporti di coproduzione con lo Stabile di Napoli. Nel novembre del 2016 venni invitato a Genova ad assistere, nel teatro Duse, al debutto dell’allestimento de «La dodicesima notte» di Shakespeare nato da un’esercitazione dei dieci giovani attori del Master della scuola di recitazione e adesso inserito nella normale stagione di quello Stabile. E mi colpì soprattutto la ragazza che interpretava i ruoli di Viola e Cesario. Si chiama Daniela Duchi, e l’anno dopo la ritrovai sul palcoscenico del Mercadante in «Minetti» di Thomas Bernhard, al fianco del mostro sacro Eros Pagni. Era il passaggio del testimone fra un maestro e un’allieva.
Appare fin troppo ovvio osservare che è solo garantendo questi passaggi che il teatro può avere un futuro. Ed eccomi, ora, al secondo paragone, quello con l’Accademia d’Arte Drammatica del Bellini. Ha istituito anche il corso di Drammaturgia e Regia. E seguiti da alcuni tutor (su tutti Emma Dante), gli allievi hanno lavorato a una messinscena che andasse dalla creazione del testo allo spettacolo.
Il primo risultato è stato «Look Like», inserito in stagione, nel Piccolo Bellini, per mettere i ragazzi alla prova di fronte a un pubblico vero. E posso assicurare che si tratta di un risultato di notevole rilievo. Il testo, di Francesco Ferrara, verte sul rapporto morboso che si stabilisce fra Chiara, una ragazza che aspira alla bellezza assoluta, e il celebre chirurgo plastico Arturo Marras, che, fra l’altro, ha ritoccato Simona Ventura, Melissa Satta, Alessia Marcuzzi e quella del Grande Fratello con la sesta. E la drammaturgia – davvero interessante, perché basata su una scrittura che riproduce il linguaggio sincopato in uso sui «social» – alterna con grande efficacia il cinismo «ideologico» di Marras e quella che è un’autentica masturbazione mentale da parte di Chiara.
Dice Marras: «Esistiamo solo perché esiste lo sguardo di chi ci sta intorno e la nostra vita non è altro che una continua esibizione, anche involontaria, alla quale non possiamo in nessun modo sottrarci». E Chiara risponde: «Devi farmi bella che faccio il Grande Fratello 15 o l’Isola dei Famosi 13, La Fattoria, La Talpa, La Pupa e il Secchione, Un due tre stalla, Pechino Express, La Sposa Perfetta e Cambio Moglie (…) Bella che faccio la velina o la tronista, la letterina, la schedina, la letteronza, l’ereditiera (…) Bella che vinco Miss Padania, Miss Maglietta Bagnata, Miss Lato B, Miss Chirurgia Estetica, Miss Occhi Dolci, Miss Sorriso Perfetto».
Adeguate anche la regia di Salvatore Cutrì, che trasforma Marras in un vero e proprio Cristo, e l’interpretazione di Chiara Celotto, Rosita Chiodero, Simone Mazzella, Manuel Severino e dello stesso Cutrì. E adesso mi sia consentito di chiudere con alcune precisazioni di carattere personale.
Io non sono appartenuto e non appartengo ad alcuna «parrocchia», lo dimostra la mia non-carriera ad onta di cinquantatré anni di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come professionista; e sono assolutamente estraneo all’ambiente teatrale, non faccio parte di consigli d’amministrazione o di giurie, non scrivo nei programmi di sala, non partecipo a dibattiti o conferenze. E dunque (se parliamo di loro in quanto candidati alla direzione dello Stabile cittadino) non ho nulla contro De Fusco e nulla a favore di De Rosa, che, certo, stimo ma che ho citato solo, quasi come una battuta, per replicare a chi sosteneva, per l’appunto a proposito della direzione dello Stabile, l’opportunità di attestarsi sul pregresso. Anzi, nel caso di De Fusco, aggiungo che sono stato il solo, in un periodo lungo anni, che non abbia fatto finta che lui non esistesse, a fronte dell’ostracismo impietoso che da sinistra gli avevano decretato. E in quel periodo (ripeto, lungo anni) a De Fusco ho riservato recensioni spesso positive e in qualche caso addirittura entusiastiche. Tanto per essere chiari e, spero, perché non si continui ad ignorare i doveri che mi competono in ossequio, per l’appunto, alla verità dei dati di fatto.

                                                                                                                                         Enrico Fiore

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2 risposte a Le scuole di teatro: allievi comparse e allievi protagonisti

  1. Davide Pascarella scrive:

    Caro Enrico,
    il lavoro svolto dal Teatro Bellini con i suoi giovani può darci davvero speranza.
    Ho visto “La classe”, che ha debuttato al Napoli Teatro Festival nella sezione Osservatorio, una drammaturgia dello stesso Francesco Ferrara con la regia di Gabriele Russo, e confermo, incrociando la mia esperienza con la sua, quanto lei ha scritto a proposito del valore della formazione di giovani attori, giovani registi, giovani drammaturghi. Lo spettacolo era di valore.
    Credo sia difficile trovare – tra i maggiori teatri d’Italia – gestioni che diano possibilità del genere (supportate da una giusta formazione) ai propri allievi durante il percorso di studio.
    Certo non c’è solo il Bellini, ma resta comunque un ottimo esempio.
    Un caro saluto!
    Davide Pascarella

  2. Enrico Fiore scrive:

    Caro Davide,
    siamo perfettamente d’accordo: quello dato dal Bellini è un esempio da seguire.
    Ricambio il saluto.
    Enrico Fiore

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