Viviani è diventato anche una questione di cattivo gusto

La copertina del cd «Canto a Viviani» pubblicato dalla Phonotype Record

La copertina del cd «Canto a Viviani» pubblicato dalla Phonotype Record

NAPOLI – Ho appreso – da due articoli comparsi su «la Repubblica» e «Il Mattino», a firma, rispettivamente, di Alessandro Vaccaro e Stefano Prestisimone – che presso la Regione Campania è stata presentata (naturalmente con le solite fanfare propagandistiche) la seconda edizione di una rassegna, «Cantieri Viviani», curata a Castellammare da Giulio Baffi con il contributo di Antonia Lezza e Pasquale Scialò. E dagli stessi due articoli ho appreso pure che la rassegna in questione si concluderà, mercoledì 9 gennaio 2019, con uno spettacolo di Maria Nazionale intitolato «Canto a Viviani».
Ricordo ancora una volta, in proposito, quanto già ho avuto modo di ricordare – in occasione del centotrentesimo anniversario della nascita di Viviani, caduto il 10 gennaio scorso in un pressoché unanime silenzio – sul «Corriere del Mezzogiorno».
Il 15 ottobre del 1988 andò in scena a Castellammare, nel Teatro Montil, uno spettacolo – alla sua organizzazione provvidero Leonardo Ippolito e Nunzio Gallo – che avevo scritto in occasione del centesimo anniversario della nascita di Don Raffaele. Vi presero parte nientemeno che, li cito a caso, Maurizio Casagrande, Franco Acampora, Antonio Casagrande, Angela Pagano, Massimiliano Gallo, Gianfranco Gallo, Concetta e Peppe Barra, Mario Scarpetta e Rosalia Maggio, che cantarono sugli arrangiamenti e con la direzione d’orchestra dell’indimenticabile Tonino Esposito. E quel teatro di tremila posti, che non s’era mai riempito, dovette tenere persino una lunghissima fila di gente fuori.
Per giunta – nella circostanza, proprio lì, sul palcoscenico del Montil – a nome della città mi consegnò una targa il sindaco democristiano di Castellammare, quel Davide Baccaro che, nelle vesti di commissario di polizia, certamente non aveva intrattenuto rapporti amichevoli con me, ch’ero stato il leader del gruppo locale del Manifesto e in quanto tale avevo partecipato alle elezioni politiche del 1972.
Ebbene, lo spettacolo di cui parlo s’intitolava per l’appunto «Canto a Viviani». La Phonotype Record lo tradusse in due lp che qualche anno dopo vennero trasformati in un cd presentato al San Ferdinando dall’allora direttore dello Stabile di Napoli Andrea De Rosa e che – messo in vendita in abbinamento con «Il Mattino» – vendette addirittura duemila delle tremila copie distribuite nelle edicole. Un record assoluto, mi disse il responsabile delle iniziative speciali del quotidiano.
Ho detto tutto questo non per invocare faccende di diritti d’autore e consimili bagattelle. L’ho detto solo per constatare che purtroppo, nella Napoli che oggi ci tocca, Raffaele Viviani è diventato anche una questione di cattivo gusto.

                                                                                                                                            Enrico Fiore

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2 risposte a Viviani è diventato anche una questione di cattivo gusto

  1. Rosa Startari scrive:

    E’ una lotta…
    Rosa Startari

  2. Enrico Fiore scrive:

    E’ proprio vero, mia cara amica. Certuni non hanno più vergogna, e nemmeno il rispetto, nonché degli altri, di se stessi.
    Enrico Fiore

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