Un’«intimità» che è intima come un talk show televisivo

Da sinistra, Andrea Tonin, Andrea Bellacicco ed Eleonora Panizzo in un momento di «Intimità»  (la foto è di Angelo Maggio)

Da sinistra, Andrea Tonin, Andrea Bellacicco ed Eleonora Panizzo in un momento di «Intimità»
(la foto è di Angelo Maggio)

CASTROVILLARI – Viene definito «scrittura condivisa» il testo di «Intimità», lo spettacolo che la compagnia Amor Vacui ha presentato nell’ambito della XIX edizione del festival «Primavera dei Teatri». E a «condividerlo» sono stati addirittura in cinque: Lorenzo Maragoni, Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo, Andrea Tonin e Michele Ruol. Ma, si capisce, il problema è vedere se lo condividono anche gli altri, ossia gli spettatori. Per esempio, io, che faccio lo spettatore di professione da oltre mezzo secolo, non lo condivido.
Gli autori – tre dei quali (Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo e Andrea Tonin) compaiono anche in veste d’interpreti – dichiarano lo scopo di star qui, insieme con il pubblico, «a cercare con determinazione e amore di costruire una relazione di reciproco ascolto, che ci accompagni anche e soprattutto fuori dal teatro, che entri in risonanza con le relazioni con le persone importanti per noi, con i nostri amici, con le nostre famiglie, con le nostre comunità di riferimento». E come se non bastasse, si aggiunge che questo spettacolo «vuole essere un contesto sperimentale in cui confrontarci con la nostra disponibilità ad essere o non essere: in intimità».
A conti fatti, però, non mi sembra che ci sia granché da sperimentare. Il tema, sempre stando alle dichiarazioni degli autori, sarebbe quello della «nostra tendenza a ripetere, nelle relazioni, gli stessi schemi di comportamento». E dovrebbe essere svolto, quel tema, attraverso un prologo, un epilogo e dodici scene intitolate «Statistiche 1», «Tre anni», «Sesso», «Karate», «Statistiche 2», «Il primo amore», «Genitori», «La bella addormentata», «Statistiche 3», «Matrimonio», «Identità» e «Solitudine». Ma, poi, non si fa molto di più che oscillare fra la riproduzione del tipico cazzeggio (è a questo che si riferisce il nome assunto dalla compagnia?) in uso presso i giovani d’oggi e l’ovvietà di sproloqui da non meno tipico talk show televisivo.
Mi limito, in proposito, a due esempi. Per quanto riguarda il cazzeggio, eccovi la battuta: «Va beh, c’è questo tipo che ogni tanto mi scrive. È carino, mi fa ridere. Ma non è un problema. Perché se ti scrive l’importante è che non gli rispondi. E se anche gli rispondi l’importante è che non lo vedi. E se anche lo vedi l’importante è che non lo baci. E se lo baci l’importante è che non ci finisci a letto. E se ci finisci a letto l’importante è che non lo rivedi. Se anche lo rivedi…»; e per ciò che attiene all’ovvietà, vi propongo l’osservazione: «Ma guarda, quando sei in una coppia da tanto tempo, parlare non è più necessario. Hai già parlato in passato. È già stato detto tutto. Sai già come lei reagirà, sai già come tu reagirai alle sue reazioni…».
A tanto si accompagnano (per caso in funzione di straniamento?) spunti comici fondati sui più banali meccanismi dell’avanspettacolo. E qui mi limito a un unico esempio: il primo degli interlocutori dice: «È solo un caso che io faccia atletica come mio padre», il secondo dice: «È solo un caso che io faccia il classico come mia sorella» e il terzo dice: «È solo un caso che io faccia schifo come la mia vita».
Dal canto suo, il responsabile della regia, Lorenzo Maragoni, risponde all’interrogativo di fondo posto dallo spettacolo (come si fa ad evitare la ripetizione?) limitandosi, sostanzialmente, a far cambiare continuamente agli interpreti gli slip e i boxer. E per il resto dissemina qua e là, poniamo, canzoncine accompagnate dall’ukulele, conati di coreografie e sequenze di karaoke.
Il modello, mi par di capire, sarebbe il cabaret alla maniera di Cochi e Renato. Ma il fatto è che qui, sul palcoscenico, non ci sono Cochi e Renato, ma solo, per l’appunto, i volonterosi e già citati Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo e Andrea Tonin.

                                                                                                                                           Enrico Fiore

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