Gli svedesi a Napoli

Davide Iodice

Davide Iodice

Il 12 marzo scorso chiudevo il mio commento intitolato «Quella vittoria di Pirro / chiamata Teatro Nazionale» con la seguente annotazione:

«Un comunicato diffuso da Sergio Marra, addetto stampa del Teatro Stabile di Napoli, c’informa che, compreso fra le attività della Scuola dello stesso Teatro Stabile di Napoli, “inizierà lunedì 23 marzo e proseguirà fino al mese di aprile, con una parte finale aperta al pubblico domenica 19 aprile alle ore 21 al Teatro San Ferdinando, il laboratorio “Il velo” condotto da Davide Iodice, nell’ambito del progetto “Città in scena/Cities on stage”. Con i 7 attori svedesi selezionati, Davide Iodice condurrà un lavoro di scrittura, studio e messa in scena intorno alla percezione che i giovani svedesi avranno della nostra città.
Ho una curiosità, mi sia consentita: perché gli svedesi e non, che so, gli spagnoli o i francesi, che in fatto di teatro vantano in Europa una tradizione e una presenza ben più rilevanti? Forse perché gli svedesi sono alti, biondi e belli?».

Tre giorni dopo, alle ore 11,18 del 15 marzo, Davide Iodice mi mandò questa e-mail:

«Buon giorno e buona Domenica Enrico, spero tu stia bene. Ti scrivo dopo la consueta lettura del tuo blog di cui sai che sono appassionato lettore, e anzi ti ringrazio per la pubblicazione del bellissimo intervento dell ‘amico Massimiliano Civica.
Voglio dirti che ha stupito anche me l’inserimento del progetto Cities on stage, (progetto partito cinque anni fa), e di Arrevuoto (iniziato 10 anni fa) nell’ambito delle attivitá formative dello Stabile, di cui la neonata scuola, (della quale io non so niente), è la principale attivitá.
La scelta comunicativa mette insieme progetti molto diversi e preesistenti. Cities è appunto un progetto internazionale partito con la direzione De Rosa ( o forse anche Carlotto) destinato alla produzione e formazione ‘in rete’ e promosso da cinque teatri internazionali. Quando mi hanno chiesto di prendervi parte avevo proposto il mio processo di ricerca di allora che era sui ‘sogni’ raccolti nei luoghi di disagio (2010), ma le scelte produttive congiunte hanno prodotto altri risultati e a me è stato chiesto di attivare un processo formativo: temi e abbinamenti sono stati decisi dal tavolo internazionale dei teatri.
A me, secondo il mio karma direi, è toccato l’abbinamento piú strano, e la mia domanda ti giuro che è stata la stessa tua. La risposta tenterá d’essere metodologica e di senso ma questa è un’altra storia. Tra le cose bizzarre ne è successa un’altra, però, che forse chiude il cerchio e personalmente motiva questo strano lancio di dadi: dopo i tre giorni di laboratorio che ho fatto in Svezia per formare il gruppo che lavorerá a Napoli,  la direzione del Folkteatern ( diretto fino all’anno scorso da Lars Noren)  mi ha chiesto se ero interessato oltre a questa esperienza di Cities on Stage a fare una produzione, è probabile quindi che io possa riprendere il mio lavoro sui sogni ( mosso peraltro da Strindberg) aprendo la stagione prossima del Folkteatern.
Questo e altri tentativi che per esempio faró con il teatro Bellini, sono nel segno della ricerca di nuovi partner produttivi che possano accogliere il mio lavoro con un interesse concreto  e una cura che non trovo piu’ a Napoli da ormai molti anni, se non in esperienze assolutamente indipendenti come quella che conduco da due anni con la Scuola elementare del teatro presso l’Ex Asilo filangieri o con Interno5  . E’ ora di non ripetersi piu’ la frase dell’amato Clov “devi impararare a soffrire meglio di cosí “…..
Per farlo anche pubblicamente oltre che con il lavoro quotidiano come tento, ti rinnovo la disponibilitá a una o piú giornate di lavoro collettive e dedicate che sarebbe bello e opportuno organizzare con il tuo apporto di riflessione e analisi.
Un abbraccio intanto e stai bene.
Davide».

Alle ore 12,18 dello stesso giorno, risposi, sempre via e-mail:

«Caro Davide,
ti ringrazio per il messaggio che mi mandi. E mi chiedo: sei d’accordo a pubblicarlo sul mio sito? Certe informazioni e certe riflessioni non servono a niente se ci limitiamo a scambiarcele fra di noi.
Con un abbraccio altrettanto forte.
Enrico».

Ecco la replica di Iodice, con una e-mail spedita alle 15,43 ancora del 15 marzo:

«Caro Enrico,
ti ringrazio per la considerazione, ma a me pare che la mia mail non abbia nessuna consistenza teorica soprattutto confrontata a quella di Massimiliano, era proprio una chiarificazione personale, poi per amicizia e confidenza ti ho comunicato cose che credo non interessino a nessuno poste cosí, altro è il messaggio se pur personale della Lojodice.. Mi e’ evidente quanto lo è a te più che ad altri, che c’ è un problema grosso che non è solo quello di come si costruisce la ‘rappresentazione’ di una azione culturale ma della sua sostanza, nello specifico di cui parliamo, la Scuola, è piú che evidente che c’è una progettazione a-posteriori imposta da questa ‘riforma’ assurda e che ancora una volta non fa tesoro, e non mette in rete le molteplici e storicizzate esperienze esistenti sul territorio, in tema di pedagogia; almeno cosí mi pare.
Se ritieni, ed era comunque mia intenzione, preferirei fare un intervento più articolato e strutturato, forse partendo proprio da questo discorso della ‘formazione’, forse potrei contribuire meglio al dialogo che tu come sempre stai attivando, o forse potrei, approfittando della vocazione pubblica del tuo blog, farla proprio io una chiamata ad altri colleghi su due tre temi nodali ( tutti toccati dalle tue sollecitazioni) di questo particolare momento culturale della nostra cittá e del nostro Paese. Sia ben chiaro, questo non perché io pensi che ‘non si sputa nel piatto in cui si mangia’ ( anche perché con le modalitá di pagamento delle istituzioni pubbliche non potrei certo far mangiare me e la mia famiglia, visto i ritardi che partono sempre da un minimo di 18 mesi) io, piuttosto, penso che non si sputa nel piatto pubblico (quello della cultura) di cui tutti dovrebbero nutrirsi e che dovrebbe essere messo proprio al centro del tavolo; ma solo perché credo che in questo tempo di generalismo renziano bisogna essere dettagliati, precisi, incidenti. Spero che riusciró a farlo con le parole come tento con l’azione, affiancando la tua postazione di avanguardia.
A presto
Davide».

Ed ecco, infine, la mia seconda e immediata risposta, affidata a una e-mail spedita alla stessa ora dello stesso giorno:

«Caro Davide,
sono assolutamente d’accordo con le tue proposte. Procedi pure.
A presto.
Enrico».

Ma da quel momento non ho più ricevuto, da parte di Davide Iodice, alcuna comunicazione. E ritengo utile renderlo pubblico, lo scambio di e-mail in questione: esattamente com’è avvenuto, e riportando il testo dei messaggi di Iodice integralmente, compresi gli errori di battitura. Da parte mia nessun commento. I commenti  li faccia chi ne ha voglia, magari alla luce del documento programmatico per il triennio 1915-1917 appena presentato dal Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

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2 risposte a Gli svedesi a Napoli

  1. Raffaele Di Florio scrive:

    Un breve ed intenso “epistolario” che racconta la dicotomia tra “il fare” e “l’agire”… Napoli può avere e dare un’opportunità di “Altro Sguardo” nel campo della pratica artigianale del teatro perché affonda le sua radici in una stratificazione corposa e secolare.
    Le proposte o le normative calate dall’alto servono solo per giustificare un lavoro di “normale amministrazione”.
    Lasciare ai soli burocrati queste fette di vita pubblica è un delitto contro l’umanità.
    Come scrissi un po’ di tempo fa proprio su questo blog, bisogna che il teatro torni a fare “politica” e non “finta ideologia”.
    A Davide un grande in bocca al lupo per questa “nuova” avventura che dura da anni e a lei, gentile Fiore, un grazie per questo sito, ricco e “necessario”!
    Raffaele Di Florio

  2. Enrico Fiore scrive:

    Gentile Raffaele Di Florio,
    sono io che ringrazio Lei per l’assiduità con cui frequenta questo sito e la puntualità dei Suoi commenti.
    Enrico Fiore

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