Il critico e l’attrice nel ricordo di Leo

Elena Bucci, nei panni di Goneril, nel primo spettacolo di Leo de Berardinis a cui partecipò, «King Lear» (la foto è di Piero Casadei)

Elena Bucci, nei panni di Goneril, nel primo spettacolo di Leo de Berardinis a cui partecipò, «King Lear»
(la foto è di Piero Casadei)

Riporto il «carteggio» fra me e l’attrice Elena Bucci pubblicato oggi dal «Corriere del Mezzogiorno».

Sulla strada del tramonto, arrivo oggi alla tappa significativa degli ottant’anni. E intanto, sempre più spesso – a ciò invogliato, per giunta, dal raccoglimento obbligato indotto dal coronavirus – vado interrogandomi sul senso e sui risultati (se ne ha prodotti) del mio rapporto col mondo del teatro, che non ho scelto di frequentare e che pure frequento ormai da oltre mezzo secolo. Forse può darmi qualche risposta un breve «carteggio» (che, s’intende, assumo a titolo puramente e decisamente simbolico) fra me e l’attrice Elena Bucci.
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Città di mare con Gava

Il cantiere  navale di Castellammare

Il cantiere navale di Castellammare

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Sono davvero tirato per i capelli a intervenire nel dibattito su Castellammare innescato dall’articolo di Matteo Cosenza. Perché io, pur non essendoci nato, a Castellammare ho trascorso più di metà della vita. E, come se non bastasse, i primi passi nel giornalismo li mossi, nella redazione napoletana de «Il Tempo», scrivendo proprio dei problemi di Castellammare analizzati da Cosenza e da quanti, poi, si son succeduti nella discussione circa gli stessi.
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Il fantasma di Bobò

Bobò in un momento de «La gioia», il suo ultimo spettacolo al fianco di Pippo Delbono (la foto è di Luca Del Pia)

Bobò in un momento de «La gioia», il suo ultimo spettacolo al fianco di Pippo Delbono
(la foto è di Luca Del Pia)

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Dunque, lunedì prossimo, 15 giugno, riapriranno i teatri, sia pure con le cautele e le limitazioni imposte dalle circostanze. E il primo a muoversi sarà senz’alcun dubbio Claudio Ascoli, con uno scatto – provocatoriamente in falsa partenza – da far invidia persino a Bolt: appena 15 secondi dopo la fine di domenica 14, esattamente, cioè, a mezzanotte e quindici secondi, per soli 15 spettatori e con biglietto in prevendita a 1,5 euro, ripresenterà negli spazi di San Salvi, l’ex ospedale psichiatrico di Firenze, il suo spettacolo cult «C’era una volta il manicomio».
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Quando sparì il confine fra gli artisti e i critici

Un momento di «Avventure al di là di Tule» di Mario Martone, dato allo Spazio Libero di Vittorio Lucariello (la foto è di Fabio Donato)

Un momento di «Avventure al di là di Tule» di Mario Martone, dato allo Spazio Libero di Vittorio Lucariello
(la foto è di Fabio Donato)

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Il viaggio a ritroso nei «miei» teatri si conclude allo Spazio Libero. E non poteva essere diversamente: perché solo nella «cantina» del Parco Margherita, governata da quel Vittorio Lucariello che ha tenuto a battesimo tutta la più avanzata ricerca teatrale, io – nello svolgere la funzione di critico – mi son sentito vivo. Nel senso che non avvertivo alcuna differenza tra la funzione di critico e qualsiasi altra cosa avessi fatto o facessi. Pensavo e mi comportavo, facendo il critico, esattamente come pensavo e come mi comportavo in situazioni e rispetto a problemi di natura assolutamente dissimile.
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Addio a Maria Stangret, compagna d’arte e di vita di Kantor

Maria Stangret in una foto della Galleria Szydlowski

Maria Stangret in una foto della Galleria Szydlowski

Ricevo dalla Change Performing Arts la seguente testimonianza, che volentieri pubblico integralmente. Non è solo un necrologio, sentito e commosso. È anche, e soprattutto, un appello a non dimenticare (e ad applicare, per quanto possibile, nel presente) quella che è stata una delle più alte lezioni mai offerte dal Teatro. (E. F.)

«Il 15 maggio è morta a Varsavia Maria Stangret. Avrebbe compiuto 91 anni nel prossimo luglio.
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Martone: «Ritroviamo lo spirito di rivolta»

Elio Germano, nei panni di Leopardi, in una scena del film di Mario Martone «Il giovane favoloso»

Elio Germano, nei panni di Leopardi, in una scena del film di Mario Martone «Il giovane favoloso»

Riporto l’intervista con Mario Martone pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Parlo con Mario Martone delle ipotesi circa il teatro che verrà quando il coronavirus sarà stato sconfitto. Nella discussione pubblica al riguardo ci sono state molte approssimazioni e altrettante omissioni. E Martone è la persona adatta a fare chiarezza e suggerire prospettive: per la sua lucidità creativa, la tensione perenne verso il nuovo e la coerenza ideale e culturale del proprio percorso.
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Un ladro di poesie con l’anima napoletana

Da sinistra, Luca Zacchini e Alberto Astorri in un momento di «Un quaderno per l'inverno», in scena fino a domenica al Fabbricone di Prato

Da sinistra, Luca Zacchini e Alberto Astorri in «Un quaderno per l’inverno», dato al Fabbricone di Prato

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Sono entrato per la prima volta nel Fabbricone – uno dei quattro teatri, insieme con il Metastasio, il Fabbrichino e il Magnolfi, gestiti dalla Fondazione Teatro Metastasio di Prato – in occasione del debutto, il 18 maggio del 1986, di «Ignorabimus», lo spettacolo di Luca Ronconi in tutti i sensi monstre: per la durata, dodici ore; per il costo, oltre un miliardo; e per la scenografia firmata da Margherita Palli, lo spaccato fedelissimo, e interamente in muratura, di un palazzo berlinese ultracentenario dell’Ottocento, con pareti alte sei metri, bugnati, rosoni, lesenature, marmi da rivestimento, bronzi e vetri neutri per le finestre e, naturalmente, mobili e suppellettili d’epoca, autentici o altrettanto fedelmente riprodotti.
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Quando Latella andò in «Estasi»

Una scena di «Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia» (foto di Brunella Giolivo)

Una scena di «Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia» (foto di Brunella Giolivo)

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Ho già scritto che il suo è il più bel nome che un teatro abbia mai avuto. E adesso aggiungo, proprio a partire da quel nome, che per me andare al Teatro delle Passioni di Modena – uno dei sette teatri gestiti da Emilia Romagna Teatro, insieme con l’Arena del Sole e il Teatro delle Moline di Bologna, lo Storchi (sempre di Modena), il Bonci di Cesena, il Dadà di Castelfranco Emilia e il Fabbri di Vignola – è un autentico rito. Scandito da tre tappe.
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Fra l’Eduardo di Strehler e la Ortese di Ronconi

Galatea Ranzi in un momento di «Mistero doloroso», lo spettacolo di Luca Ronconi tratto da un racconto di Anna Maria Ortese (la foto è di Luigi Laselva)

Galatea Ranzi in «Mistero doloroso», lo spettacolo di Luca Ronconi tratto da un racconto di Anna Maria Ortese
(la foto è di Luigi Laselva)

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Aprile 1985. Parlo con Giorgio Strehler appena finita, al Piccolo, una delle innumerevoli e faticosissime prove de «La grande magia». Gli attori (nei ruoli principali figurano Franco Parenti, Renato De Carmine ed Eleonora Brigliadori) sono stremati, e anche il loro «demiurgo» – a parte gli impegni fittissimi che lo cattureranno sino a notte – mostra evidenti i segni della tensione e della stanchezza. Ma si parla di teatro, del suo amore esclusivo di tutta la vita: e allora Strehler si dimentica, e dimentica affanni e appuntamenti, mentre il tempo – letteralmente – si ferma. Continua a leggere

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E Falce e Martello ballarono il «lissio»

Da sinistra, Giovanni Dispenza, Andrea Lupo e Micaela Casalboni in un momento di «Casa del Popolo» (le foto dello spettacolo che illustrano questo articolo sono di Luciano Paselli)

Da sinistra, Giovanni Dispenza, Andrea Lupo e Micaela Casalboni in un momento di «Casa del Popolo»
(le foto dello spettacolo che illustrano questo articolo sono di Luciano Paselli)

Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Il coronavirus ha chiuso i teatri? E io li riapro: nella dimensione della memoria, ovviamente.
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