Un Napoli Teatro Festival tra misteri e paradossi

È durata 37 giorni, la dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. E ha proposto nientemeno che 110 spettacoli

È durata 37 giorni, l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia. E ha proposto nientemeno che 110 spettacoli

NAPOLI – Riporto il bilancio della dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Tento una lettura riassuntiva della dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, appena conclusasi, sulla base di alcuni fatti che mi sembrano assolutamente significativi e oltremodo emblematici. E comincio proprio da Ruggero Cappuccio, direttore del Festival, e dalla sua riscrittura dell’«Edipo a Colono» di Sofocle.
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Io, marinaio, sto con Carola

L'«Achille Lauro»

L’«Achille Lauro»

NAPOLI – Riporto la rievocazione, pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno», che mi ha ispirato la vicenda della capitana della «Sea Watch».

Io, naturalmente, sto con Carola. E dico naturalmente perché mi legano a lei non solo «affinità elettive» sul piano ideologico o semplicemente umanitario, ma la circostanza, concreta e precisa, che anch’io ho fatto il marinaio e anch’io ho accompagnato gli ultimi che partivano alla ricerca di pane e dignità.
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Trimalcione s’identifica con Petronio. E pure lui si taglia le vene

Un momento di «Satyricon»: in primo piano, sulla sinistra, Antonino Iuorio e Noemi Apuzzo (le foto che illustrano questo articolo sono di Mario Spada)

Un momento di «Satyricon»: in primo piano, sulla sinistra, Antonino Iuorio e Noemi Apuzzo
(le foto che illustrano questo articolo sono di Mario Spada)

POMPEI – L’idea, bella e intelligente, su cui si fonda «Satyricon» – il testo di Francesco Piccolo, ovviamente ispirato al «Satyricon» di Petronio, che è stato presentato nel Teatro Grande, in un allestimento diretto da Andrea De Rosa, nell’ambito della rassegna «Pompeii Theatrum Mundi» – consiste nell’identificarsi del personaggio più famoso del romanzo, Trimalcione, con il suo autore.
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Addio a Ugo Gregoretti

Ugo Gregoretti

Ugo Gregoretti

È morto Ugo Gregoretti. Lo ricordo con pochissime parole, perché tante ne bastano a definire una persona, un intellettuale e un artista come lui: l’ho frequentato nei tempi ormai lontanissimi in cui ideò e impareggiabilmente diresse la rassegna «Città Spettacolo» di Benevento, e oggi posso dire con piena coscienza che ho avuto la fortuna e il privilegio d’imbattermi, con lui, in uno dei rarissimi esponenti del teatro, del cinema e della televisione dotati ad alto livello non solo d’intelligenza e di cultura, ma anche e soprattutto di autoironia. Era l’esaudimento della preghiera di Tommaso Moro: «Dammi, o Signore, il senso del ridicolo. / Concedimi la grazia / di comprendere uno scherzo, / affinché conosca nella vita un po’ di gioia / e possa farne parte anche agli altri». Ciao, Ugo.

                                                                                                                                          Enrico Fiore

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Roberto Andò, un «inglese» al Mercadante

Roberto Andò, nuovo direttore del Teatro Stabile di Napoli (la foto è di Lia Pasqualino)

Roberto Andò, nuovo direttore del Teatro Stabile di Napoli
(la foto è di Lia Pasqualino)

NAPOLI – Riporto il commento, pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno», circa la nomina di Roberto Andò a direttore del Teatro Stabile di Napoli.

Lo dico subito, senza esitazioni e con la massima convinzione: la scelta di Roberto Andò come nuovo direttore del Teatro Stabile di Napoli è un’ottima scelta. Non solo per l’alto livello culturale e professionale della persona, ma anche e soprattutto perché segna il passaggio da un’idea di teatro vecchia (quella del teatro concepito essenzialmente come rappresentazione e intrattenimento) a un’idea di teatro in linea con i tempi (quella del teatro concepito come mezzo per stimolare l’esercizio di un pensiero critico nei confronti del mondo, della vita e della società).
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Pina Cipriani, il teatro come vita

Pina Cipriani

Pina Cipriani

NAPOLI – Riporto il ricordo di Pina Cipriani pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

In morte di Pina Cipriani si son dette e scritte le solite cose. Giuste, per carità. Ma parlo di «solite cose» per intendere che non si è rilevato, o non si è sottolineato come sarebbe stato necessario, il particolare decisivo: che Pina Cipriani rappresentava uno degli ultimi simboli di un’epoca ormai lontanissima, di un teatro che oggi non esiste più.
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Quei nativi del Canada prigionieri dei quadri in un museo

Un momento di «Kanata - Episode I - La controverse» di Robert Lepage, presentato al Politeama (la foto è di Michèle Laurent)

Un momento di «Kanata – Episode I – La controverse» di Robert Lepage, presentato al Politeama
(la foto è di Michèle Laurent)

NAPOLI – «”Un cacciatore Huron-Wendat fa il richiamo dell’alce” di Cornelius Krieghoff. Il quadro è in buono stato. La cellulosa è stata leggermente danneggiata a causa della cattiva qualità della vernice. Ma approfitteremo dell’occasione per rimediare. E andrà tutto bene». E poi: «”Presentazione di un capo neoeletto al consiglio della tribù Huron” di Henry Daniel Thielcke. Ottimo stato».
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«Carmela» è nel mito. La cantano finanche a Colono

Claudio Di Palma in un momento di «Edipo a Colono» di Ruggero Cappuccio, ancora stasera al Teatro Grande di Pompei (le foto che illustrano questo articolo sono di Ivan Nocera)

Claudio Di Palma in un momento di «Edipo a Colono» di Ruggero Cappuccio, ancora stasera a Pompei
(le foto che illustrano questo articolo sono di Ivan Nocera)

POMPEI – Di quest’«Edipo a Colono» – la riscrittura della tragedia di Sofocle da parte di Ruggero Cappuccio, ora riproposta nel Teatro Grande nell’ambito della rassegna «Pompeii Theatrum Mundi» – avevo un bel ricordo, e per quanto riguarda il testo e per ciò che attiene al suo allestimento, diretto dallo stesso Cappuccio, che (protagonista uno strepitoso Roberto Herlitzka) vidi nell’Hortus Conclusus di Benevento nel settembre del 2006, nell’ambito della rassegna «Città Spettacolo» anch’essa diretta da Cappuccio.
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Addio a Pina Cipriani, voce dell’anima

Pina Cipriani in concerto

Pina Cipriani durante un suo concerto

NAPOLI – Una notizia tristissima mi ha colpito stamattina. È morta nel corso della notte Pina Cipriani. E qui la ricordo con poche parole: perché a lei, che impareggiabilmente cantò nel nostro dialetto, s’attagliavano come a pochissimi altri artisti un’osservazione di Andrea Zanzotto («Ho capito che il dialetto serviva a conservare e a conservarmi») e la decisiva analisi di Lévi-Strauss («La maggior parte delle culture che noi chiamiamo “primitive” si serve del linguaggio con parsimonia; in esse non si parla in qualunque momento e a proposito di qualunque cosa. Le manifestazioni verbali sono spesso limitate a circostanze prescritte, al di fuori delle quali le parole si risparmiano»).
Ecco, Pina Cipriani era questo, l’essenzialità di una voce ch’era la voce della nostra anima. Di questa ridestava gli echi profondi, inseguendo le superstiti tracce della bellezza in un mondo sempre più avaro di aneliti. Preziosa come l’oro antico, quella voce si faceva storia, la storia dei nostri sentimenti, delle nostre sconfitte e delle nostre memorie.
Ti saluto, Pina, con i versi di Alfonso Gatto che il tuo Franco rivestì di una musica da ballata popolare, e tenerissima e ardimentosa insieme: «[…] ascolta venire dal fondo / degli anni la voce perduta […] per qualche sera la vita / si scalda con le sue mani / a quegli accordi lontani / del tempo che fu».

                                                                                                                                          Enrico Fiore

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Rinascere. Ma l’unica differenza è che si tratta di vino bianco

Un momento di «Reneixer», lo spettacolo di Enrique Vargas in programma ancora oggi a Palazzo Fondi (la foto è di Sigrid Spinnox)

Un momento di «Reneixer», lo spettacolo di Enrique Vargas in programma ancora oggi a Palazzo Fondi
(la foto è di Sigrid Spinnox)

NAPOLI – Sempre per la serie «novità» fra virgolette, Enrique Vargas e la sua compagnia, il Teatro de Los Sentidos, hanno portato in questa dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia uno spettacolo, «Reneixer», che – salvo minime variazioni – appare come la copia conforme di quello, «Fermentación», che presentarono nel settembre del 2011 a Benevento, nell’ambito della rassegna «Città Spettacolo». Infatti, il tema è lo stesso, e nel caso dello spettacolo beneventano era indicato inequivocabilmente dal sottotitolo: «Il viaggio dell’uva».
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