Un Eduardo tutto «magia» e niente Pirandello

Nando Paone in un momento de «La grande magia», che ha aperto la stagione dello Stabile al San Ferdinando (le foto dello spettacolo che illustrano questo articolo sono di Marco Ghidelli)

Nando Paone in un momento de «La grande magia», che ha aperto la stagione dello Stabile al San Ferdinando
(le foto dello spettacolo che illustrano questo articolo sono di Marco Ghidelli)

NAPOLI – Come si sa, nel presentarne l’edizione televisiva del ‘ 64 Eduardo definì «La grande magia» – che adesso, in un allestimento prodotto dallo Stabile di Napoli e diretto da Lluís Pasqual, ha aperto la stagione del San Ferdinando – «la commedia che forse mi sta più a cuore e che mi ha dato più dolore».
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Napoletanità come valore

Titina e Eduardo De Filippo in un momento di «Filumena Marturano»

Titina e Eduardo De Filippo in un momento di «Filumena Marturano»

NAPOLI – Riporto il commento, pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno», al saggio di Marco Demarco «Naploitation».

Lo spunto per entrare nel profondo di «Naploitation» (sottotitolo: «Napoli, la tradizione e l’innovazione»), il denso saggio (ma è anche un romanzo d’avventure, anche una ribellione, anche un «divertissement» amabile e acuto e risentito insieme) di Marco Demarco appena uscito per i tipi di Guida, me lo dà il racconto di Friedrich Hebbel citato nelle primissime righe e in cui compare uno scippato presunto che, però, è lo scippatore vero.
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Lina Sastri: il vento, il mare e l’amore

Lina Sastri in un momento di «Pensieri all'improvviso», che apre la stagione del Diana (le foto che illustrano questo articolo sono di Valdina Calzona)

Lina Sastri in un momento di «Pensieri all’improvviso», che apre la stagione del Diana
(le foto che illustrano questo articolo sono di Valdina Calzona)

NAPOLI – «E datte n’avviata a ‘sti capille ca me pare ‘na pazza / È ‘o viento o ‘nu penziero ca te sconceca ‘a capa». Sono i primi due versi di «Salute anema d’aucelluzzo», una delle poesie di Lina Sastri comprese nella raccolta «Pensieri all’improvviso. Cantata del prima e del dopo». E davvero mi sembra che possano costituire la chiave per entrare nel profondo dello spettacolo con cui Lina ha aperto la stagione del Diana e che appunto a quella raccolta s’ispira, tanto da adottarne il titolo.
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Realtà e rappresentazione di un parricida. Sulle orme di Edipo

Da sinistra, Ciro Masella e Samuele Picchi in «Tebas Land», il testo di Sergio Blanco presentato nel Teatro di Rifredi (le foto dello spettacolo sono di Marco Borrelli)

Da sinistra, Ciro Masella e Samuele Picchi in «Tebas Land», il testo di Sergio Blanco presentato nel Teatro di Rifredi
(le foto dello spettacolo sono di Marco Borrelli)

FIRENZE – «Orologio Casio subacqueo», «Ossessione per gli orari» e, tra parentesi, «Ossessione per il tempo?». Sono tre degli spunti che annota nel suo taccuino l’autore e regista S., protagonista del testo di Sergio Blanco, «Tebas Land», dato in «prima» nazionale nel Teatro di Rifredi per la regia di Angelo Savelli. E mettono a fuoco come meglio non si sarebbe potuto i temi, gli snodi narrativi e i capisaldi teorici di quest’opera, che, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, conferma il franco-uruguaiano fra i maggiori drammaturghi dell’odierna scena internazionale.
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Quei trecentomila bambini rapiti nella Spagna di Franco

Un momento di «Cine», presentato nell'ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano (la foto è di Mario Zamora)

Un momento di «Cine», presentato nell’ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano
(la foto è di Mario Zamora)

LUGANO – Sapevamo dei duecentomila giustiziati con la garrota o la fucilazione, sapevamo dei trecentomila incarcerati. Ma non sapevamo, o sapevamo pochissimo, dei trecentomila bambini rapiti dal regime franchista. Erano rimasti sconosciuti, al pari dei trentamila falangisti le cui ossa furono sepolte nel sacrario monumentale della Valle de los Caídos accanto al Generalissimo. Adesso è venuta a far luce su quella tragedia, largamente rimossa dalla memoria collettiva spagnola, la compagnia La Tristura, con lo spettacolo «Cine» presentato nel LAC (Lugano Arte e Cultura) nell’ambito della ventottesima edizione del Festival Internazionale del Teatro e della Scena Contemporanea.
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Uguale per uomini e cani l’emarginazione lasciata dall’apartheid

Un momento di «Lovers, dogs and rainbows», presentato nell'ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano

Un momento di «Lovers, dogs and rainbows», presentato nell’ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano

LUGANO – Due citazioni sono poste in epigrafe al testo di «Lovers, dogs and rainbows», la video/performance del sudafricano Rudi van der Merwe presentata nel centro polifunzionale LAC (Lugano Arte e Cultura) nell’ambito della ventottesima edizione del Festival Internazionale del Teatro e della Scena Contemporanea. La prima è da Jean Cocteau: «Cosa portereste via se la vostra casa bruciasse? – Porterei via il fuoco»; e la seconda è da «L’opera al nero» di Marguerite Yourcenar: «- “Un altro mi attende altrove. Io vado da lui”. / – “Chi?” chiese Enrico-Massimiliano. / – “Hic Zeno”, disse. “Me stesso”».
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Vent’anni di Corea del Sud raccontati da tre cuociriso

Un momento di «Cuckoo», presentato nell'ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano

Un momento di «Cuckoo», presentato nell’ambito del Festival Internazionale del Teatro di Lugano

LUGANO – «Ero ancora un bambino. Mia madre e mio padre lavoravano, quindi era mia nonna ad occuparsi di me. A volte mi metteva un sacchetto di plastica in testa prima di uscire di casa. Mi aveva convinto che era una buona protezione dai gas lacrimogeni».
Credo proprio che sia questa la battuta-chiave di «Cuckoo», la performance che il giovane artista sudcoreano Jaha Koo ha presentato nel centro polifunzionale LAC (Lugano Arte e Cultura) nell’ambito della ventottesima edizione del Festival Internazionale del Teatro e della Scena Contemporanea. Non a caso, del resto, è collocata in posizione fortemente icastica, quasi in apertura.
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Il «Sindaco» di Martone fra il corpo e l’immagine

Francesco Di Leva, protagonista del film di Martone nel ruolo di Antonio Barracano (le foto che illustrano questo articolo sono di Mario Spada)

Francesco Di Leva, protagonista del film di Martone nel ruolo di Antonio Barracano
(le foto che illustrano questo articolo sono di Mario Spada)

NAPOLI – Riporto il commento pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Vedendo la versione cinematografica del suo allestimento de «Il sindaco del Rione Sanità» realizzata da Mario Martone, l’attenzione corre – subito, innanzitutto e ovviamente – alle differenze tra il film e lo spettacolo teatrale. Che sono, altrettanto ovviamente, quelle esistenti fra le nature intrinseche dei due mezzi: ovvero tra ciò che, nel cinema, si definisce da sempre «specifico filmico» e ciò che, anche qui da sempre, fonda la caratteristica decisiva, l’irripetibilità, del teatro in quanto unica arte dal vivo.
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L’odore della vita che si appiccica alle cose

Biagio Musella in un momento de «La luna» di Davide Iodice, ancora oggi a Palazzo Fondi (le foto dello spettacolo sono di Cristina Ferraiuolo)

Biagio Musella in un momento de «La luna» di Davide Iodice, ancora oggi a Palazzo Fondi
(le foto dello spettacolo sono di Cristina Ferraiuolo)

NAPOLI – Perché s’intitola «La luna» lo spettacolo di Davide Iodice che Teatri Associati presenta ancora oggi a Palazzo Fondi? Perché, dichiara Iodice, prende spunto dai versi del canto XXXIV dell’«Orlando furioso» relativi, per l’appunto, al viaggio di Astolfo sulla luna: «[…] ciò che si perde o per nostro diffetto, / o per colpa di tempo o di Fortuna: / ciò che si perde qui, là si raguna. / […] Le lacrime e i sospiri degli amanti, / l’inutil tempo che si perde a giuoco, / e l’ozio lungo d’uomini ignoranti, / vani disegni che non han mai loco, / i vani desideri sono tanti, / che la più parte ingombran di quel loco: / ciò che in somma qua giù perdesti mai, / là su salendo ritrovar potrai».
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La caduta della ragione fra il Bombetta Mascelluto e il Capitano

Licia Lanera e Danilo Giuva in un momento di «Lingua erotica», lo studio presentato al Contemporanea Festival (le foto che illustrano questo articolo sono di Ilaria Costanzo)

Licia Lanera e Danilo Giuva in un momento di «Lingua erotica», lo studio presentato al Contemporanea Festival
(le foto che illustrano questo articolo sono di Ilaria Costanzo)

PRATO – «Alveare» – da sempre progetto-cardine del Contemporanea Festival promosso dal Teatro Metastasio e giunto alla ventesima edizione – stavolta ha puntato al suo obiettivo, quello di porre in evidenza il processo creativo, per il tramite di dodici artiste: Silvia Costa, Sara Leghissa, Rita Frongia, Elena Bucci, Francesca Macrì, Katia Giuliani, Elisa Pol, Chiara Bersani, Licia Lanera, Chiara Lagani, Ilaria Drago e Daria Deflorian. Mi soffermo adesso, dopo averlo fatto con quella della Bucci, sulla performance della Lanera.
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