Testi «illeggibili» anche alla Biennale Teatro

Un momento di «War», lo spettacolo del Leone d'Argento Jetse Batelaan (le foto che illustrano questo articolo sono di Andrea Avezzù)

Un momento di «War», lo spettacolo del Leone d’Argento Jetse Batelaan
(la foto è di Andrea Avezzù)

VENEZIA – Era già accaduto con il Napoli Teatro Festival Italia: non mi avevano mandato i testi nuovi degli spettacoli in programma, che avevo chiesto con oltre un mese d’anticipo rispetto all’inizio della rassegna, e pochissimi giorni prima del via mi avevano detto che quelli stranieri non erano stati ancora tradotti, mentre, per quanto riguardava quelli in italiano, alla vigilia del debutto più di una compagnia aveva dichiarato candidamente (leggi cinicamente) che non poteva fornirli perché stavano tuttora mettendoli a punto.
Ebbene, mi sono imbattuto nello stesso problema anche in occasione del 47° Festival Internazionale del Teatro promosso dalla Biennale e diretto da Antonio Latella. E faccio in proposito solo qualche esempio.
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Quando a far violenza alle donne sono le donne

Da sinistra, Peta Brady, Nicci Wilks e Sarah Ward in un momento di «Shit», presentato alla Biennale Teatro (le foto che illustrano questo articolo sono di Andrea Avezzù)

Da sinistra, Peta Brady, Nicci Wilks e Sarah Ward in un momento di «Shit», presentato alla Biennale Teatro
(le foto che illustrano questo articolo sono di Andrea Avezzù)

VENEZIA – Bobby: «A loro piace quando stiamo zitte». Sam: «Come i topi». Bobby: «A loro piacciamo tenere». Sam: «Come i gattini». Billy: «Come le signore». Bobby: «Che signore. A loro piace che ascoltiamo». Billy: «Ogni loro parola». Bobby: «Non parlare». Billy: «Non dire nulla». Bobby: «Ascoltare, annuire e basta».
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Esistenze a perdere come carpe in un torrente

Da sinistra, Tahlee Fereday, Carly Sheppard e Benjamin Nichol in un momento di «Love» (le foto che illustrano questo articolo sono di Andrea Avezzù)

Da sinistra, Tahlee Fereday, Carly Sheppard e Benjamin Nichol in un momento di «Love», diretto da Susie Dee
(le foto che illustrano questo articolo sono di Andrea Avezzù)

VENEZIA – «Siamo carpe», dice alla fine Annie a Tanya. E quando Tanya chiede: «Che cazzo vuol dire carpe?», spiega: «Un pesce rosso, ma diventato gigante. E non è bello, non è più rosso. Un orribile pesce gigante del cazzo. Un pesce mostro». E conclude: «Le ho viste nel torrente, l’acqua era bassa e le ho viste. Stronze enormi, un botto di loro che facevano un casino. Sbattevano la parte superiore dell’acqua, bloccate in quest’acqua di merda, enormi e disperate, il loro tempo che gli si esauriva addosso».
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Saul dalla reggia all’albergo: adesso è una rockstar in declino

Da sinistra, Alessandro Bandini, Marco Cacciola e Federico Gariglio in un momento di «Saul» (la foto è di Andrea Avezzù)

Da sinistra, Alessandro Bandini, Marco Cacciola e Federico Gariglio in un momento di «Saul»
(la foto è di Andrea Avezzù)

VENEZIA – Come sappiamo, secondo il Libro di Samuele Davide giunge a corte per alleviare, in veste di citarista, le sofferenze di Saul, che, privato dell’unzione regale per essersi rifiutato di sterminare gli Amaleciti e di giustiziare il loro re Agag, si sente perseguitato da uno spirito malvagio. Invece in «Saul» – il testo di Riccardo Favaro e Giovanni Ortoleva presentato in «prima» assoluta, per la regia del secondo, nell’ambito del 47° Festival Internazionale del Teatro promosso dalla Biennale e diretto da Antonio Latella – Davide giunge in una stanza d’albergo per concordare, come rocker in ascesa, i particolari del lavoro da fare insieme con Saul, che, al contrario, è una rockstar in declino.
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Cirano, Cristiano e Rossana, un rap nel cimitero del teatro

Alessandro Bay  Rossi e Paola Giannini in un momento di «Cirano deve morire», presentato alla Biennale Teatro

Alessandro Bay Rossi e Paola Giannini in un momento di «Cirano deve morire», presentato alla Biennale Teatro

VENEZIA – S’intitola «Cirano deve morire» il testo di Leonardo Manzan e Rocco Placidi presentato in «prima» assoluta, per la regia di Manzan, nell’ambito del 47° Festival Internazionale del Teatro promosso dalla Biennale e diretto da Antonio Latella. E dunque s’impone subito una domanda: qual è il Cirano che deve morire?
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Lo scontro fra la Rivoluzione e i dubbi del Rivoluzionario

Un momento di «Mauser», presentato alla Biennale Teatro per la regia di Oliver Frljić

Un momento di «Mauser», presentato alla Biennale Teatro per la regia di Oliver Frljić

VENEZIA – Heiner Müller, ormai dovremmo esserne tutti convinti, è il maggior drammaturgo tedesco dopo Brecht. E i suoi testi (basterebbe pensare ad «Hamletmaschine») costituiscono una delle chiavi indispensabili per capire che cosa può essere il teatro rispetto al mondo d’oggi e in che modo può essere oggi messo in scena il Mito, sia quello rappresentato dai «classici», a cominciare per l’appunto da «Amleto», sia quello tradotto nel campo dell’Ideologia.
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Falcone e Borsellino, ferite di luce

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Riporto la rievocazione dello spettacolo «La forza della memoria» pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Più voci, nei giorni scorsi, hanno rievocato la tragedia di Falcone e Borsellino. E al riguardo propongo per la prima volta in un giornale un mio monologo, «Ferite di luce», che scrissi per lo spettacolo «La forza della memoria», allestito dal Teatro Stabile di Palermo per la regia di Pietro Carriglio e dato il 18 luglio 2005, nel cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni, in occasione del tredicesimo anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Agostino Catalano.
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Luca De Fusco e lo scambio, si fa ma non si dice

Claudio Di Palma e Marina Sorrenti in un momento dell'«Edipo a Colono» di Cappuccio diretto da Rimas Tuminas (la foto è di Ivan Nocera)

Claudio Di Palma e Marina Sorrenti in un momento dell’«Edipo a Colono» di Cappuccio diretto da Rimas Tuminas
(la foto è di Ivan Nocera)

NAPOLI – Riporto la lettera di Luca De Fusco e la mia risposta alla stessa, pubblicate dal «Corriere del Mezzogiorno» rispettivamente il 19 e il 20 luglio.

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Un Napoli Teatro Festival tra misteri e paradossi

È durata 37 giorni, la dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. E ha proposto nientemeno che 110 spettacoli

È durata 37 giorni, l’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia. E ha proposto nientemeno che 110 spettacoli

NAPOLI – Riporto il bilancio della dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Tento una lettura riassuntiva della dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, appena conclusasi, sulla base di alcuni fatti che mi sembrano assolutamente significativi e oltremodo emblematici. E comincio proprio da Ruggero Cappuccio, direttore del Festival, e dalla sua riscrittura dell’«Edipo a Colono» di Sofocle.
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Io, marinaio, sto con Carola

L'«Achille Lauro»

L’«Achille Lauro»

NAPOLI – Riporto la rievocazione, pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno», che mi ha ispirato la vicenda della capitana della «Sea Watch».

Io, naturalmente, sto con Carola. E dico naturalmente perché mi legano a lei non solo «affinità elettive» sul piano ideologico o semplicemente umanitario, ma la circostanza, concreta e precisa, che anch’io ho fatto il marinaio e anch’io ho accompagnato gli ultimi che partivano alla ricerca di pane e dignità.
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