Fra Kantor e Andò: ripensare il teatro

Tadeusz Kantor mentre dirige gli attori de «La classe morta»

Tadeusz Kantor mentre dirige gli attori de «La classe morta»

NAPOLI – Riporto il commento pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Il videointervento di Roberto Andò proposto sul sito dello Stabile di Napoli in occasione della Giornata Mondiale del Teatro celebrata a sipari chiusi dimostra che il «Corriere del Mezzogiorno» ebbe proprio ragione a salutare con grande favore la nomina dello stesso Andò a direttore di quello Stabile.
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Spoon River con Castello

Il castello medievale di Castellammare

Il castello medievale di Castellammare

NAPOLI – Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Lo scritto che segue – dedicato a Castellammare, la città in cui ho trascorso molta parte della mia vita – fu pubblicato come elzeviro, il 26 novembre 1966, nella pagina della cultura del «Roma». Era intitolato «Giorni perduti» e firmato con lo pseudonimo Lorenzo Orfei (Lorenzo è il mio secondo nome di battesimo e Orfei è l’anagramma di Fiore) perché in quel periodo scrivevo anche per «Il Tempo». Mi sembra che vi circoli un’atmosfera piuttosto simile alla sospensione nella quale ci troviamo oggi.                                                                                                                                                                                                            (E.F.)

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Dialogo fra un regista e un critico al tempo del coronavirus

Da sinistra, Frédérique Loliée e Moira Grassi in un momento dell'«Elettra» di Hofmannsthal diretta da Andrea De Rosa

Da sinistra, Frédérique Loliée e Moira Grassi in una scena dell’«Elettra» di Hofmannsthal diretta da Andrea De Rosa

NAPOLI – Pubblico qui di seguito, integralmente, una mail che mi ha inviato Andrea De Rosa.

«Carissimo Enrico,
mi auguro che tu stia bene, insieme con i tuoi cari.
Ti scrivo perché, come forse saprai, in questi giorni il Teatro Stabile ha deciso di mettere a disposizione le riprese di alcuni spettacoli ed è stata pubblicata anche la registrazione di “Elettra”, lo spettacolo con il quale esordii nel 2004.
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Quale teatro ci è mancato

Emmanuelle Béart e Laurent Poitrenaux in un momento di «Architecture», lo spettacolo di Pascal Rambert presentato a Bologna (la foto  è di Jean Louis Fernandez)

Emmanuelle Béart e Laurent Poitrenaux in «Architecture», lo spettacolo di Pascal Rambert presentato a Bologna
(la foto è di Jean Louis Fernandez)

NAPOLI – Riporto il commento pubblicato ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Io non so quanti giorni siano passati da quando i teatri sono stati chiusi. Il tempo, immerso nella quarantena ad oltranza imposta dal coronavirus, s’è dissolto più velocemente di un assassinato immerso nell’acido dalla mafia. Credo, però, che siano passati abbastanza giorni da rendere opportuna, se non obbligatoria, la domanda: in seguito alla chiusura dei teatri, quale teatro ci è mancato?
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«Questi fantasmi!» 3 – Uno straniero a Castellammare

Partigiani comunisti dell'Elas, l'Esercito Popolare Greco di Liberazione

Partigiani comunisti dell’Elas, l’Esercito Popolare Greco di Liberazione

NAPOLI – Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Il corpo emaciato, i capelli bianchi e gli occhiali dalle lenti spesse lo facevano sembrare molto più vecchio. Ma quando lo conoscemmo aveva solo sessantadue anni. Scendeva tutte le sere dalle scale di lato a quella ch’era stata la portineria, lì nell’androne del palazzo numero 102 di corso Vittorio Emanuele a Castellammare, la città dove allora vivevo. Gettava dentro un rapido sguardo furtivo, come di chi volesse entrare e non ne avesse il coraggio, e poi si allontanava a passi rapidi, come chi temesse di attirare su di sé un’attenzione pericolosa.
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«Questi fantasmi!» 2 – A cena tutto per Bene

Carmelo Bene in un momento di «Macbeth Horror Suite»

Carmelo Bene in un momento di «Macbeth Horror Suite»

NAPOLI – Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Non a caso affronto il fantasma di Carmelo Bene subito dopo quello di Eduardo De Filippo. A Eduardo il divino Carmelo è contiguo: non solo per la statura artistica, ma anche per il fatto che fu l’unico attore con il quale Eduardo abbia mai accettato di misurarsi da pari a pari. E sicuramente sono l’indice di un bel duello, sul piano dell’ironia demitizzante e demistificante, i racconti che Carmelo mi fece delle confidenze ricevute da Eduardo durante le cene che seguivano i loro recital di poesia. Ricordo, in particolare, quel che Eduardo sembra abbia risposto alla moglie che voleva sottoporre al suo giudizio dei testi propri: «In famiglia le commedie le scrivo io».
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Teatro dall’alto e teatro «da vascio»

Mimmo Borrelli

Mimmo Borrelli

NAPOLI – Ci sono due modi opposti d’intendere e analizzare il teatro: lo si può considerare dall’alto, sulla base della teoria e prescindendo dagl’interessi particolari e personali, oppure lo si può considerare dal basso (o, meglio, «da vascio», visto che siamo a Napoli), sulla base, per l’appunto, d’interessi particolari e personali. È questa la dicotomia su cui verteva, in sostanza, il mio articolo pubblicato sul «Corriere del Mezzogiorno» il 7 marzo scorso e riassumibile nell’affermazione che del teatro autoreferenziale (di quello, non del Teatro con l’iniziale maiuscola) si può fare a meno.
Con quell’articolo sono stati pienamente d’accordo, fra gli altri, il nuovo direttore dello Stabile di Napoli, Roberto Andò, il presidente del Premio Napoli, Domenico Ciruzzi, e il presidente di Italia Nostra Napoli, Guido Donatone, oltre a un regista del livello di Davide Iodice e a Roberta Russo, che con grande merito e successo gestisce il Teatro Bellini insieme con i fratelli Daniele e Gabriele. E a un isolatissimo dissenso risponde da par suo Mimmo Borrelli, con l’intervento che qui di seguito pubblico integralmente. (E.F.)

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«Questi fantasmi!» 1 – Il verme di Eduardo

Eduardo De Filippo nella celebre scena del caffè di «Questi fantasmi!»

Eduardo De Filippo nella celebre scena del caffè di «Questi fantasmi!»

NAPOLI – Riporto la rievocazione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno».

Avevo scritto, di recente, che impiego molte energie a cercare di tener lontani i miei fantasmi. E ora, con l’avvento del coronavirus, la situazione è diventata ancora più grave: perché, obbligato a stare in casa, e quindi a non aver contatti con il prossimo, son diventato, per i fantasmi, una preda sin troppo facile. Infatti, nel vuoto lasciato dall’assenza dei corpi, ossia dei viventi, i fantasmi – dato che, per l’appunto, non hanno corpo – s’infilano con una facilità e una velocità che il Covid-19 si sogna soltanto.
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Se il teatro è autoreferenziale, possiamo farne a meno

Una delle sale teatrali rimaste vuote in seguito al decreto governativo sul coronavirus

Una delle sale teatrali rimaste vuote in seguito al decreto governativo sul coronavirus

NAPOLI – Riporto la riflessione pubblicata ieri dal «Corriere del Mezzogiorno». E vi aggiungo – nel dar notizia delle molte e qualificate adesioni alla stessa, fra cui quelle del presidente del Premio Napoli, Domenico Ciruzzi, del direttore dello Stabile di Napoli, Roberto Andò, e del presidente di Italia Nostra Napoli, Guido Donatone – una frase che mi ha detto Roberta Russo, che gestisce insieme con i fratelli Daniele e Gabriele il Teatro Bellini: «In questo momento dobbiamo dimenticare di essere teatranti. Siamo chiamati ad essere cittadini». 

«Carissimo,
anche il Teatro si è ammalato, tocca curarlo.
Un paese senza Teatro è più buio.
C’è il calcio a porte chiuse e in diretta televisiva, il Teatro deve fare lo stesso.
Lo Stabile di Napoli comunica la sospensione, ormai non serve più. Le telecamere le hanno usate solo per i primi piani delle lacrime.
Il Biondo (lo Stabile di Palermo, n.d.r.) manda in diretta gratuita il buon lavoro su Frida.
Chiediamo alla Rai dirette dai teatri, recuperando fondi per chi ci lavora.
Chiediamo alle compagnie di mettere in rete in orari di spettacolo i loro lavori.
Il Teatro è un modo di guardare la vita, ci serve.
Usiamo la rete.
Se condividi fai qualcosa, tu puoi».
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Un post di Matteo Cosenza

Matteo Cosenza

Matteo Cosenza

NAPOLI – Matteo Cosenza ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il post che segue. Che cosa dire? L’ho letto con le lacrime agli occhi: ma non tanto per gli elogi che Matteo mi fa, e dei quali, naturalmente, lo ringrazio, quanto perché le sue parole sono la testimonianza della misura in cui, talvolta, la vita sa essere generosa, facendoti regali inattesi. Stringo Matteo in un abbraccio forte. Siamo invecchiati insieme, ma sul nostro cammino, ormai lungo, non ha mai smesso di brillare la fiammella dell’amicizia. E questa, con i tempi che corrono, non è una cosa che capiti spesso e a molti. (E.F.)

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