Un nuovo Brachetti in chiave di varietà

Arturo Brachetti in uno dei suoi travestimenti

Arturo Brachetti in uno dei suoi travestimenti

Non poteva darsi titolo migliore di questo, «Brachetti, che sorpresa!», per lo spettacolo che il trasformista italiano per antonomasia presenta all’Augusteo. Infatti, siamo di fronte a una novità sostanziale: al tipico «one man show» a cui l’Arturo nazionale ci aveva abituati si sostituisce nella circostanza un vero e proprio varietà, con più interpreti e, soprattutto, più articolati e diversificati forme e ritmi.
Lo spunto di partenza è una variante di quello che avviava «L’uomo dai mille volti», lo spettacolo di Brachetti datato 2005: allora, a suggerire al mattatore le sue trasformazioni, erano gli oggetti che ritrovava da adulto nella soffitta in cui aveva consumato i giochi e i sogni dell’infanzia, mentre oggi sono le valigie accatastate nel deposito bagagli di un aeroporto, fra le quali lui, viaggiatore per eccellenza, cerca quella propria, rossa, che s’è smarrita chissà dove.
Ebbene, qui ritorna, certo, la straordinaria abilità di Brachetti, quella che lo avvicina non tanto a Fregoli, che fondava i suoi «numeri» su un testo, quanto al concorrente francese di Fregoli, il Castor Sfax che si serviva della tecnica tradizionale del palco, sotto il quale s’abbassava per cambiare il trucco del volto e i costumi, oltre che ricorrere all’uso d’intercapedini, teli, paraventi ed enormi ventagli. Ma, insieme con i virtuosistici assoli del «ciuffo più famoso d’Italia», c’è uno spazio molto maggiore per l’illusionismo, la prestidigitazione e la giocoleria.
Faccio, per quanto riguarda il primo punto, l’esempio della sequenza in cui Brachetti – passando dall’una all’altra di due porte affiancate – si cala velocissimamente nei panni di tutti i personaggi canonici del fumetto western, dal barman al pistolero e alla ballerina del saloon. E per ciò che concerne il secondo punto, ecco le ombre degli animali create con le dita, i personaggi di Tim Burton (a cominciare da «Edward mani di forbice») disegnati con la sabbia, i foulard che diventano colombe e, per fare l’ultimo esempio, i trucchi con le carte a beneficio di qualche spettatore trascinato sul palcoscenico.
Bravi, accanto a Brachetti, anche i comprimari Luca Bono, i Lucchettino (ovvero Luca
& Tino, Luca Regina e Tino Fimiani) e Francesco Scimeni. E molti gli applausi, spesso a scena aperta. A titolo di bis, l’ennesima prova di bravura dell’impareggiabile Arturo: disegna con la sabbia il Golfo di Napoli e il Vesuvio mentre si sentono le note di «Caruso» di Lucio Dalla e, naturalmente, di «’O sole mio».

                                                                                                                                            Enrico Fiore

(«Il Mattino», 18 marzo 2014)

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