Indagine sui segreti della «ladra» chiamata vita

Elena Russo Arman e Cristian Giammarini in una scena di «Improvvisamente, l'estate scorsa»

Elena Russo Arman e Cristian Giammarini in una scena di «Improvvisamente, l’estate scorsa»

«Un’esplorazione a scossoni nella mente di una giovane donna sconvolta a causa di un orribile incidente che implicò la morte violenta di un cugino effeminato. È un dramma pieno di suspense con un finale macabro».
Così, con molta precisione, Savery riassunse «Improvvisamente, l’estate scorsa» di Tennessee Williams. E non v’è dubbio che i temi centrali di quel testo, datato 1958, siano per l’appunto un delirio ai limiti della pazzia, un’omosessualità latente e il tormento di dover rievocare un passato carico di segreti rimossi perché considerati inconfessabili; mentre riesce del pari evidente che, qui, la verità viene portata a galla mercé una serie di colpi di scena, quasi come in un’indagine poliziesca.
L’«indagata» è Catherine Holly, l’unica testimone della morte misteriosa del cugino Sebastian nella località turistica spagnola Cabeza de Lobo; e il «poliziotto» è il neurologo Cukrowicz, che – incaricato dalla madre di Sebastian, la signora Venable, di lobotomizzare Catherine allo scopo d’impedirle di continuare a infangare, con quelle che lei ritiene allucinazioni, la memoria di un figlio idealizzato – finisce per scoprire che Sebastian, nientemeno, morì sbranato dall’orda famelica dei ragazzini con i quali s’era accompagnato.
Ora, è altrettanto indubbio che «Improvvisamente, l’estate scorsa» non rientra fra i testi migliori di Williams: stante l’invadenza pesante di risvolti autobiografici (la stessa sorella dell’autore, Rose, fu lobotomizzata per volontà della madre, passando il resto della vita in una clinica psichiatrica) che fanno emergere in misura particolarmente fastidiosa i tratti negativi tipici del drammaturgo di Columbus, il narcisismo morboso e il compiacimento estetizzante. E tanto traspare anche dall’allestimento del dramma in questione che l’Elfo Puccini presenta al Bellini per la regia di Elio De Capitani.
Ciò non toglie, tuttavia, che si tratti di uno spettacolo apprezzabile: buona, per esempio, risulta l’idea di sottolineare con strida d’uccelli, ossia per mezzo dell’impassibile manifestarsi della natura, i momenti decisivi di quella che in ultima analisi («La vita è una ladra», ripeteva sempre Sebastian) appare come un’inchiesta sui rovelli che ci tolgono il coraggio d’essere noi stessi; e molto bravi sono gl’interpreti, fra i quali bisogna citare almeno Cristina Crippa (la signora Venable), Elena Russo Arman (Catherine Holly) e Cristian Giammarini (il dottor Cukrowicz).

                                                                                                                                      Enrico Fiore

(«Il Mattino», 27 febbraio 2014)

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