Se a cena paté fa rima con bebé

 

Maurizio Micheli e Sabrina Ferilli in una scena di «Signori... le paté de la maison!»

Maurizio Micheli e Sabrina Ferilli in una scena di «Signori… le paté de la maison!»

«Signori… le paté de la maison!», lo spettacolo in scena al Diana, è un adattamento del film «Le Prénom», che Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière trassero da una loro commedia. E in quest’adattamento – firmato da Sabrina Ferilli, che è anche produttrice dello spettacolo, e da Carlo Buccirosso – si svolge, a casa dei coniugi Vittorio e Gabriella, una cena a cui partecipano Emanuele, il riccastro fratello di Gabriella, sua moglie Arianna, stilista, l’amico di famiglia Marcello, musicista, e Liliana, madre di Gabriella ed Emanuele nonché «autrice» del paté annunciato nel titolo.
Ora, qui non abbiamo, come nel testo originario e nel film, una situazione da teatro «boulevardier» connotata da un retrogusto amarognolo, ma soltanto l’assemblaggio di contingenze e personaggi strumentali, che, cioè, funzionano unicamente come inneschi per l’accensione di scambi di battute nel più puro stile cabarettistico.
Vedi, per fare un esempio, la sortita di Emanuele circa il nome, Adolf, scelto per il bebé che lui e Arianna stanno per avere: serve, appunto, ad innescare la reazione di Vittorio, che, nel solco di nostalgie comuniste, ha chiamato le due figlie Palmira e Nilde, indossa un giubbotto con la testa di Marx stampata sul retro ed esibisce nel soggiorno il multiplo dedicato da Andy Warhol a Mao. E che dire dello strumento attribuito a Marcello, che Vittorio chiama «Marcello il culatello» perché lo si sospetta d’essere gay? Si tratta del trombone a «coulisse», con gli annessi allusioni e doppi sensi che è fin troppo facile immaginare.
Potrei continuare, citando, sempre a titolo d’esempio, il fatto che Vittorio ed Emanuele vengono chiamati così (in francese «prénom» è giusto il nome di battesimo) solo allo scopo d’introdurre il tema delle nostalgie, stavolta monarchiche, nutrite da Liliana. E sulla sorpresa che riguarderà nel finale quest’ultima, è ovvio che bellamente io mi taccia.
Non resta che accennare agl’interpreti. Sabrina Ferilli (Gabriella) ci mette la sua straripante simpatia e la spigliatezza che le deriva dall’abituale parlata romanesca, nella circostanza davvero utilizzata a man bassa. E l’affianca un Maurizio Micheli (Vittorio) che, firmando anche la regia, s’aggrappa al mestiere affinato durante la propria navigazione di lungo corso fra gli spettacoli del genere.
Completano il cast Pino Quartullo (Emanuele), Massimiliano Giovanetti (Marcello), Liliana Oricchio Vallasciani (Liliana) e Claudia Federica Petrella (Arianna).

                                                                                                                                  Enrico Fiore

(«Il Mattino», 31 gennaio 2014)

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