Pugni e sorrisi nel teatro-canzone di Papaleo

Rocco Papaleo

Rocco Papaleo

Immaginate, fatte le debite proporzioni, un Enzo Jannacci e un Giorgio Gaber trapiantati nel cuore del profondo Sud, per l’esattezza in Basilicata, e fusi in un solo personaggio, nello stesso tempo un po’ docile e un po’ ribelle, un po’ miope e un po’ utopista, un po’ malinconico e un po’ giocoso, un po’ timido e un po’ sfrontato, un po’ tenero e un po’ beffardo.
Ecco, potremmo riassumere così «Una piccola impresa meridionale», lo show che Rocco Papaleo presenta al Diana nella doppia veste di autore (con Valter Lupo, che firma anche la regia) e, naturalmente, protagonista. Il modello, giusto il richiamo ai due grandissimi di cui sopra, è quello del teatro-canzone. E Papaleo – ad illustrare i contenuti e le forme dello spettacolo – mette subito le carte in tavola. Attacca dicendo: «Un uomo senza famiglia e senza amore è un orfano arido. È come un cactus sperduto nella prateria». Ma immediatamente dopo canta su un ritmo sincopato di un padre che nasconde i sentimenti e di una madre che nasconde le pene. Per concludere, visti i valori che gli ha inculcato quel padre: «Eh sì, mi sa che è stato mio padre a inculcarmi».
Sono gaglioffe pure le rime, in questa cavalcata lungo il paradosso e lo slittamento di senso: se è vero, poniamo, che – quando stai per uscire – lei «ti nega una carezza e ti riempie di sacchetti della monnezza». E la prima volta che fece l’amore, racconta (tanto per metterci un’altra rima) il mattatore, fu con una certa Scilla in una canadese per due ma in cui si trovavano in cinque. Lei gli raccomandò di «venire fuori» e lui, disciplinato, nel momento culminante uscì dalla tenda trovandosi di fronte a una famigliola lombarda nel bel mezzo di una grigliata.
Nel paese di Rocco, poi, il treno non lo puoi mai perdere: perché mai ne passano, di treni. E lui, comunque, alla stazione ci va lo stesso, perché, se non passano i treni veri, in compenso passano i treni dei desideri: per esempio, quello su cui viaggia la nazionale femminile di pallavolo o quello che gli riporta il padre. Ma Rocco non può salirci su quei treni, perché non si può interagire con i desideri.
Un pugno e un sorriso mischiati, questo è ciò che offre «Una piccola impresa meridionale». Insieme con la sagacia espressiva e la simpatia naturale che Rocco Papaleo dispensa a piene mani ottimamente affiancato dai suoi cinque musicisti/attori: Francesco Accardo (chitarra), Jerry Accardo (percussioni), Pericle Odierna (fiati), Guerino Rondolone (contrabbasso) e Arturo Valiante (pianoforte).

                                                                                                                                   Enrico Fiore

(«Il Mattino», 18 gennaio 2014)

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