Rivincita in musica di Napoli su Milano

Un momento del musical «Stelle a metà»

Un momento del musical «Stelle a metà»

In un imprecisato paese dell’area vesuviana, Nicola Attanasio, ex cantante di successo col nome d’arte di Nick Avetrana, impianta nei locali affittatigli dal Comune la Star Academy, una scuola di musica per talenti in erba che, poi, sono soprattutto ragazzi a rischio. Ma deve ben presto vedersela con una multinazionale tedesca, che ha comprato l’immobile e intende alloggiarvi un centro commerciale: una multinazionale rappresentata dal cinico avvocato milanese Ettore Martini e dalla sua collaboratrice e amante Mia Girolamo, anche lei avvocato e, guarda caso, fidanzata, prima di trasferirsi nel capoluogo lombardo, proprio con Nick…
Parliamo di «Stelle a metà», il musical, in scena all’Augusteo, scritto e diretto da Alessandro Siani e corredato di quindici canzoni inedite su testi dello stesso Siani e musiche del mattatore dello spettacolo, Sal Da Vinci. E certo, appaiono evidenti i ricalchi, in fatto di trama e di «messaggi», da «C’era una volta… Scugnizzi» (che aveva appunto Da Vinci fra gl’interpreti) e «Saranno famosi»; così come non mancano le battute da cabaret ordinario («Una mela al giorno leva il medico di torno. Si te magne ‘na cepolla lieve ‘a miez’a tutte quante»), i facili slogan patriottici («Simmo ‘e Napule, e nisciuno ce po’ fa’!») e il classico finale a tarallucci e vino, con la Girolamo che lascia Ettore e ritorna da Nick, mentre i ragazzi si piazzeranno al primo posto in un «talent show» e, con i cinquantamila euro del premio, potranno accendere un mutuo per comprare i locali della scuola e così salvarla.
È l’estensione, sul versante del plot, di quanto afferma la canzone che ha lo stesso titolo del musical: «La gente dirà: “Sei una stella a metà”; / una frase che fa male nel cuore. / Ma se lo vorrai, se ci crederai, / la tua stella quaggiù vincerà!».

Sal Da Vinci

Sal Da Vinci

Però, occorre aggiungere subito che la confezione è di un livello più che apprezzabile, elegante e funzionale insieme: efficaci le immagini realistiche o simboliche proiettate sul fondale a commento delle azioni, gradevoli le coreografie di Luca Tommassini e Marcello Sacchetta, belle le canzoni, che adottano le sonorità e i ritmi d’oggi senza dimenticare la melodia del buon tempo antico; e, specialmente, notevole la prova del cast di giovanissimi qui raccolti intorno a Sal Da Vinci, che (ovviamente nel ruolo di Nick) ci mette il solito «mélange» di stile, esuberanza fisica e simpatia, e al veterano Gianni Parisi, che interpreta il personaggio di Martini nel solco della lezione appresa da Luisa Conte.
Citerei di questi giovanissimi – che, per come se la cavano sia con la recitazione che col canto e con la danza, risultano senza dubbio al di sopra della media per quanto riguarda gli spettacoli del genere prodotti a Napoli – almeno Pasquale Palma, un Genny addirittura migliore del suo Vivo D’Angelo di «Made in Sud», Stefania De Francesco (Mia Girolamo), Giovanni Quaranta (Eddy), Andrea Sannino (Lele), il figlio d’arte Francesco Sorrentino (Salvatore) e Piera Russo, una deliziosa Angela.
Teatro affollatissimo e successo travolgente. Si riscopre persino l’interazione fra platea e palcoscenico, considerando i pernacchi indirizzati al trucido azzeccagarbugli meneghino.

                                                                                                                                              Enrico Fiore

(«Il Mattino», 16 dicembre 2014)

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