Quel duello in musica tra genio e mediocrità

Da sinistra, Tullio Solenghi e Aldo Ottobrino nei panni di Salieri e di Mozart

Da sinistra, Tullio Solenghi e Aldo Ottobrino nei panni di Salieri e di Mozart

Hildesheimer e Schenk sono due dei massimi studiosi e biografi di Mozart. Il primo si sofferma volentieri sul fatto che per Wolfgang «l’andar di corpo» era una «funzione che, come lui stesso ha dichiarato, non solo eccitava la sua fantasia, ma gli procurava anche una sorta di soddisfazione animale»; il secondo preferisce, invece, parlare di un carattere incline, nello stesso tempo, alla socievolezza e alla ritrosia, di un demoniaco dissidio tra l’austero cattolico e il libero pensatore illuminista, di ricchezza di fantasia, appunto, e di sentimenti, di ironia e di giocondità.
Insomma, tutto sta nello scopo con cui si utilizzano determinati elementi della realtà. E non v’è dubbio che Peter Shaffer – l’autore di «Amadeus», ora in scena al Mercadante per la regia di Alberto Giusta – abbia utilizzato e interpretato quegli elementi con lo scopo di costruire un testo commerciale, che, certo, non manca d’ingegnosità strutturale e di una sua accattivante furbizia, ma è scopertamente fondato sulle «rivelazioni» scandalistiche ad effetto e ha il taglio e il ritmo di un tipico «sceneggiato» televisivo.
Il risultato è il ritratto, davvero troppo arbitrario e semplicistico, di un Mozart sostanzialmente bloccato nel periodo sadico-anale e inesorabilmente affetto da una sfrenata coprolalia. E un discorso identico, del resto, può farsi circa l’altro tema affrontato da Shaffer, l’invidia e il conseguente odio feroce nutrito per Mozart da Antonio Salieri: qui si vorrebbe mettere in campo nientemeno che lo scontro fra il genio e la mediocrità, ma a conti fatti – dopo che ha riesumato la leggenda già raccolta da Puskin di un avvelenamento di Wolfgang da parte del potentissimo compositore di corte – l’autore non sa cavarsela che con un finale in cui lo stesso Salieri dichiara di aver inventato la storia del delitto perché, così, il suo nome resterà nei secoli legato a quello di Mozart e un po’ della gloria di quest’ultimo si rifletterà anche su di lui.
Ora, lo spettacolo che viene presentato al Mercadante – prodotto dallo Stabile di Genova e dalla Compagnia Gank – non fa che rivelarsi ossequioso al testo, coltivando gli stessi scopi commerciali nei limiti di una confezione accurata. C’è da aggiungere solo che fra i due protagonisti, Tullio Solenghi (Salieri) e Aldo Ottobrino (Mozart), s’impone largamente il primo: perché scava più a fondo nel proprio personaggio, cavandone tutto il groviglio di rancore, perfidia e, alla fin fine, di mortificata solitudine.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

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