Iaia Forte come sosia di un Servillo «en travesti»

Iaia Forte nei panni di Tony Pagoda, il protagonista di «Hanno tutti ragione»

Iaia Forte nei panni di Tony Pagoda, il protagonista di «Hanno tutti ragione»

«Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi e appassiscono, e gli altri. In ultima analisi, dico io, la vita è una favolosa rottura di coglioni. Ma su cosa dobbiamo concentrarci, sul favoloso o sulla rottura di coglioni?».
È questa la battuta-chiave di «Hanno tutti ragione», lo spettacolo, in scena al Nuovo, che Iaia Forte ha tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Sorrentino. Infatti, riassume come meglio non si sarebbe potuto la filosofia esistenziale del personaggio protagonista: Tony Pagoda, quarantaquattro anni, cantante di night, cocainomane ed egocentrico quanto basta per dire a una giornalista: «Se a Sinatra la voce l’ha mandata il Signore, allora a me più modestamente l’ha mandata San Gennaro».
Lui, che naturalmente fa parte degli «altri», non meno naturalmente s’è concentrato sul «favoloso». E per esempio, potrebbe ripetere con Leporello il mozartiano: «Madamina, il catalogo è questo». Ma, nella circostanza, il «favoloso» è che Tony – il quale s’è scopato dalle induiste alle scrittrici di seconda fascia, dalle lesbiche alle vegetariane – poi si ritrova con una moglie dalla loquela intontente e che, per giunta, cucina una merda.
Insomma, il «favoloso» di Tony Pagoda è un’iperbole e un paradosso fatti di ossimori. E proprio in questo consistono il pregio e la godibilità dello spettacolo in parola: a cominciare, appunto, dal fatto che sia una donna a interpretare un uomo tanto «eccessivo». Giacché l’«eccesso» del cantante di Sorrentino (e in ciò sta il fascino del personaggio) nasconde una fragilità di natura propriamente femminile, e proprio nel senso ambiguo e ambivalente che al termine attribuisce Amleto.
Ora, io non dico nemmeno che Iaia Forte è brava, con quell’aria indolente e la compiaciuta e strascicata cadenza napoletana. E nemmeno dico della presenza insieme discreta ed efficace che al suo fianco dispiega Francesca Montanino nei ruoli di servo di scena, ballerina e presentatrice. Dico, invece, che lo spettacolo contiene una perla che varrebbe da sola il prezzo del biglietto.
A un certo punto, Iaia canta «La notte», il pezzo che nel film dello stesso Sorrentino, «L’uomo in più», cantava Tony Pisapia, il fratello maggiore di Tony Pagoda. Ed ecco che scatta un vertiginoso transfert: Iaia Forte diventa il sosia del Toni Servillo che, giusto, in quel film cantava il pezzo in questione. Un immaginario Servillo «en travesti». Poiché chi ha conosciuto il mondo del night sa che lì è consentita pure l’illusione di poter bloccare la vita che fugge nel limbo di una canzone.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

(«Il Mattino», 22 novembre 2014)

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