Una farsa amarognola con omaggio a Eduardo

Luca De Filippo in «Sogno di una notte di mezza sbornia»

Luca De Filippo in «Sogno di una notte di mezza sbornia»

«Sogno di una notte di mezza sbornia» – la commedia di Eduardo che Luca De Filippo presenta al Diana per la regia di Armando Pugliese – è un testo significativo non di per sé, ma in quanto rimanda all’attività laboratoriale «in progress» che lo stesso Eduardo non smise mai di svolgere. Scritto nel ’36, possiamo, infatti, considerarlo come un’anticipazione di «Non ti pago», che, datato 1940, a sua volta costituisce un autentico prologo a «Napoli milionaria!».
Non a caso, del resto, si tratta della reinvenzione di una commedia di Athos Setti che all’origine aveva assunto titoli vari («L’agonia di Schizzo», «La fortuna si diverte», «La fortuna di Schizzo») e poi s’era chiamata anche «La fortuna di Cecè» e «La profezia di Dante», rispettivamente nelle trascrizioni in dialetto romanesco e siciliano di Ettore Petrolini e Angelo Musco.
Al centro del plot c’è Pasquale Grifone, un povero facchino che, quando beve, fa strani sogni. E poiché un avvocato gli ha regalato un busto di Dante, un bel giorno Pasquale sogna che l’Alighieri lo porta in Paradiso e, insieme con i numeri di una quaterna, gli regala (si fa per dire) anche l’assai meno allegra previsione del giorno e dell’ora della sua morte. E dunque il testo ruota intorno allo scarto tra l’euforia che prende i familiari dopo l’effettiva vincita al lotto e l’angoscia dell’ormai ex facchino, che, proprio perché diventato ricco, adesso attende che s’avveri pure la seconda delle profezie dantesche. Ma giunge l’ora fatale e Pasquale non muore; e stavolta è lui che s’abbandona all’euforia. Salvo scoprire che gli orologi vanno indietro…
Come si vede, la commedia fonde più toni e livelli: dal fiabesco al filosofico, dal crepuscolare al farsesco, dal lirico al sarcastico. Il tutto spruzzato dall’inconfondibile veleno che serpeggia negli interni/inferni eduardiani. Vedi lo scambio di battute collocato in posizione fortemente icastica, alla fine del primo atto: a Pasquale che dice: «E rassegnateve: fra otto mesi farete il mio funerale», la moglie Filomena replica: «E va buono, è cos’ ‘e niente!».
Per suo conto, l’allestimento in questione punta soprattutto sul meccanismo farsesco, come dimostra l’aggiunta al testo originale di un gran numero di battute, gag, lazzi e stroppiature o scambi di parole. E c’è persino una dichiarata citazione di «Pericolosamente». Ma il momento più rilevante arriva quando Luca De Filippo, nei panni di Pasquale Grifone, rende un evidente omaggio al padre imitando il Luca Cupiello morente. Accanto a lui, fra gli altri, Carolina Rosi (Filomena), Massimo De Matteo (Jack) e Nicola Di Pinto (il garzone Sciuscella e il medico).

                                                                                                                                            Enrico Fiore

(«Il Mattino», 17 ottobre 2014)

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Una farsa amarognola con omaggio a Eduardo

  1. Gabriele Riegler scrive:

    Caro Enrico,
    avevo letto l’ottima recensione di Di Giammarco in occasione della “prima” al Quirino di Roma e mi sono deciso a una delle mie rare andate al Diana. Ti dirò che ho trovato perfetto il primo atto. Nel secondo ho avvertito l’eccessiva impostazione macchiettistica, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Jack, che mi è sembrato del tutto scollegato dal contesto. Nel complesso attribuisco allo spettacolo il voto 6.
    P.S. Non ci vedremo più alle “prime” del Nuovo perché non abbiamo rinnovato l’abbonamento, vuoi a causa di tre spettacoli già noti vuoi per il complesso del cartellone.
    Gabriele Riegler

  2. Enrico Fiore scrive:

    Caro Gabriele,
    sono d’accordo con te, anche e soprattutto per quanto riguarda la riproposta di spettacoli già noti. Infatti, nel commento pubblicato su questo sito il 18 settembre ho sottolineato che, nella stagione appena iniziata, su 83 (ottantatré) spettacoli di prosa offerti complessivamente in abbonamento dai maggiori teatri cittadini, ben 32 (trentadue), e cioè oltre un terzo, provengono dalla scorsa stagione, dalle stagioni precedenti e dal Napoli Teatro Festival Italia.
    Questa è la minestra che passa il convento teatrale partenopeo, sempre meno invitante perché, come sappiamo, è la varietà che mette appetito.
    Spero, comunque, di rivederti presto.
    Enrico Fiore

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>