Adotto tre palchi del Mercadante.
Ma li adotto soltanto a patto che…

I palchi del Mercadante

I palchi del Mercadante

Si continua a discutere (sarebbe meglio dire: a chiacchierare) partendo da un vecchio e ormai sbrindellatissimo assioma: siccome Napoli ha una grande storia teatrale, il suo Stabile ha tutto il diritto alla qualifica di Teatro Nazionale prevista dalla legge Valore Cultura. Ma quella storia, al pari di ogni storia, appartiene al passato. Il presente è assai più misero. E che cosa e chi garantiscono che, insignito lo Stabile della tanto agognata qualifica di Teatro Nazionale, il presente del teatro napoletano migliorerebbe, aprendosi a prospettive rigeneranti?
La qualifica di Teatro Nazionale garantirebbe appena un po’ di soldi in più. Ma qui non stiamo parlando della gestione di una salumeria (con tutto il rispetto per le salumerie). Stiamo parlando di teatro, e dunque di quella faccenda che si chiama cultura, di cui ci si riempie la bocca ad ogni piè sospinto ma che è come l’araba fenice di metastasiana memoria: «che vi sia, ciascun lo dice; / dove sia, nessun lo sa».

Luca De Fusco nelle vesti di pluripremiato durante la cerimonia di consegna delle «Maschere del Teatro Italiano»

Luca De Fusco nelle vesti di pluripremiato durante la cerimonia di consegna delle «Maschere del Teatro Italiano»

Ora, Luca De Fusco, direttore dello Stabile di Napoli, ha lanciato un appello al Comune e alla Regione, i principali fondatori e finanziatori dello Stabile medesimo, affinchè mantengano entro il più breve tempo possibile gli impegni presi nei confronti di quest’ultimo. E l’urgenza sta nel fatto che, secondo la nuova legge, i teatri che aspirano alla qualifica di Teatro Nazionale debbono dotarsi dei requisiti necessari (mille posti a sedere, 12 produzioni con 270 recite e quindicimila giornate lavorative annue, una scuola d’arte drammatica) entro la fine di gennaio.
Immediatamente, gli assessori alla Cultura di Comune e Regione, Nino Daniele e Caterina Miraglia, hanno assicurato che faranno quanto promesso: il Comune espletando le pratiche per dare allo Stabile la piena disponibilità del San Ferdinando e approvando in bilancio i trecentomila euro all’anno necessari per l’istituzione della scuola, la Regione assicurando l’approvazione definitiva al Por che stanzia, per lo Stabile, un milione e mezzo all’anno.
De Fusco ha replicato: «Vorrei che si passasse dalle parole ai fatti. Non c’è tempo da

Una delle immagini magniloquenti che propagandano il cartellone del Mercadante

Una delle immagini magniloquenti che propagandano il cartellone del Mercadante

perdere». E contemporaneamente ha lanciato un appello anche a «quel che resta della società civile napoletana, agli intellettuali, agli uomini di cultura, agli imprenditori lungimiranti, a chi ha caro il futuro della produzione culturale, alle istituzioni (e penso innanzitutto alle Università). Un appello semplice: “Adottate un palco del Mercadante”. Costa poco più di mille euro all’anno e contribuisce a garantire allo Stabile la liquidità necessaria alle sue attività».
Ebbene, non so se De Fusco mi consideri facente parte di «quel che resta della società civile napoletana» e se, in particolare, mi annoveri fra gli «intellettuali» o fra gli «uomini di cultura» o fra coloro che «hanno caro il futuro della produzione culturale». Comunque sia, mi dichiaro pronto all’adozione non di uno ma di tre palchi del Mercadante. A un patto, però: che Luca De Fusco mi garantisca che non mi farà vedere, da quei palchi, soltanto (o prevalentemente) spettacoli che ho già visto e quelli suoi e dei suoi amici.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

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3 risposte a Adotto tre palchi del Mercadante.
Ma li adotto soltanto a patto che…

  1. Condivido parola per parola. Complimenti

  2. Aldo De Martino scrive:

    Come non essere d’accordo con te?

  3. Monica Maiorino scrive:

    Finalmente la risposta giusta per il signor De Fusco.

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