Le Maschere del Teatro Napoletano (di De Fusco)

La giuria sul palcoscenico del teatro Eliseo mentre sceglie le terne dei finalisti

La giuria sul palcoscenico del teatro Eliseo mentre sceglie le terne dei finalisti

Intendiamoci, non è divertente star qui a fare continuamente le pulci ai responsabili del teatro pubblico napoletano. Anzi, è triste e noioso: triste perché si tratta di constatare come vengano giorno dopo giorno sepolte sotto una montagna di chiacchiere e di menzogne la nostra gloriosa tradizione e la preziosa eredità di cultura e di tecnica che essa ci ha lasciato; e noioso perché le malefatte (attribuibili, beninteso, a tutte le parti politiche, nessuna esclusa) sono sempre le stesse e, di conseguenza, vengono ormai a mancare, se vogliamo dirla in termini giornalistici, anche il gusto e l’utilità dello «scoop».
Ma succede che, al riguardo, io sia spesso tirato per i capelli. Ecco, per esempio, che ieri, 1 luglio 2014, mi sono arrivati, l’uno dopo l’altro, due comunicati (non ne bastava uno?) dal titolo «Scelte le terne dei finalisti del Premio Le Maschere del Teatro Italiano». Ed entrambi quei comunicati provenivano dall’ufficio stampa del Napoli Teatro Festival Italia: dunque, già questo semplicissimo fatto stabiliva, sul piano dell’ufficialità più inoppugnabile, che il Premio in parola va considerato come un «parto» di Luca De Fusco, in quanto, giusto, direttore del Napoli Teatro Festival Italia. E di tanto, poi, offrono la prova decisiva proprio le terne dei finalisti varate dalla giuria.
Dei 36 (trentasei) prescelti per le dodici categorie in gara (nell’ordine indicato dai comunicati di cui sopra: costumista, scenografo, autore delle musiche, autore di novità italiana, attore/attrice emergente, monologo, regia, attrice non protagonista, attore non protagonista, attrice protagonista, attore protagonista, spettacolo di prosa) ben 15 (quindici) sono riconducibili a De Fusco nella sua triplice veste di regista, direttore del Teatro Stabile di Napoli e direttore del Napoli Teatro Festival Italia. E, in particolare, ben 7 (sette) di questi quindici (Zaira De Vincentiis, Maurizio Balò, Ran Bagno, lo stesso Luca De Fusco, Giacinto Palmarini, Gaia Aprea e Luca Lazzareschi) hanno preso parte all’allestimento di «Antonio e Cleopatra» coprodotto dallo Stabile napoletano e dal Napoli Teatro Festival Italia.
Non sarebbe più esatto, domando sommessamente, chiamare il Premio in questione «Le Maschere del Teatro Napoletano di De Fusco»? E con ciò, credo di aver abbondantemente spiegato il motivo del rifiuto di far parte della giuria che ho opposto al cortese invito rivoltomi a varie riprese da autorevoli (in qualche caso erano amici, e titolari d’importanti cariche istituzionali) componenti della giuria medesima, ritratta nella foto (allegata ai comunicati predetti) sul palcoscenico del teatro Eliseo di Roma mentre procede alle sue scelte.

                                                                                                                                             Enrico Fiore

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6 risposte a Le Maschere del Teatro Napoletano (di De Fusco)

  1. Anna Maria Laville scrive:

    Gentile Enrico Fiore,
    il premio era veneziano quando De Fusco dirigeva a Venezia, ed è napoletano ora che dirige qui. Del resto, un articolo comparso su un importante quotidiano oblia l’aggettivo “italiano” e definisce il premio “Le maschere del teatro”, virgolettando, con inconsapevole ironia, la parola maschere.
    Ma ancora una volta, come già l’anno scorso, mi deprime la mancanza di autonomia e di autostima di tanti suoi colleghi che, diversamente da lei, siedono in giuria e fanno scrivere da altri sul loro sito web o blog più o meno le stesse critiche che ha espresso lei, ma si guardano bene dal farle stampare!
    Cordialmente,
    Anna Maria Laville

  2. Giovanni Enrico Arcieri scrive:

    Gentile dottor Fiore,
    La leggo sempre con molto interesse ed apprezzo la sua passione e la sua finezza intellettuale. Le propongo qualche piccola osservazione:
    a) suppongo che se Lei avesse fatto parte della giuria le cose potevano andare in modo leggermente diverso;
    b) nelle “terne” dei finalisti ci sono molti artisti assai meritevoli ed altri forse un po’ meno;
    c) mi sembra che non sono molti i candidati che in qualche modo non abbiano lavorato con dei Teatri Stabili.
    Aggiungo che ho trovato “Antonio e Cleopatra” uno spettacolo eccellente: ottima regia, attori tutti bravissimi, bellissime scene.
    La ringrazio per l’ospitalità e Le porgo cordiali saluti.
    Giovanni Enrico Arcieri

  3. Enrico Fiore scrive:

    Gentile signor Arcieri,
    La ringrazio per l’interesse e l’apprezzamento che mi riserva. Temo, però, che la mia presenza nella giuria del Premio “Le Maschere del Teatro Italiano” non avrebbe cambiato quelli che sono i presupposti “politici” del Premio medesimo. Sarei stato assolutamente in minoranza. E sono per l’appunto tali presupposti a costituire il motivo del mio dissenso.
    Non metto in discussione il valore dei singoli artisti e il fatto che abbiano lavorato con i Teatri Stabili. Metto in discussione l’autoreferenzialità che De Fusco ha conferito al Premio: converrà con me, gentile signor Arcieri, che sette “nominations” per il suo spettacolo, “Antonio e Cleopatra”, qualche sospetto lo suggeriscono.
    Comunque, poi, Lei ha tutto il diritto di considerare l’allestimento di “Antonio e Cleopatra” diretto da De Fusco “uno spettacolo eccellente”. Io stesso vi ho trovato delle cose interessanti. E, in proposito, colgo l’occasione per ricordare che non una sola volta ho recensito molto positivamente le regie di De Fusco, anche (e De Fusco me lo ha riconosciuto) quando da parte di certi giornali di sinistra era stato decretato, contro di lui, un ostracismo totale. Ma questo, s’intende, non m’impedisce (e non deve impedirmi) di criticare determinate sue scelte in quanto direttore del Teatro Stabile di Napoli e del Napoli Teatro Festival Italia.
    Le ricambio i saluti, con uguale cordialità.
    Enrico Fiore

  4. Enrico Fiore scrive:

    Gentile Anna Maria Laville,
    ancora una volta ho cancellato dal suo commento i riferimenti specificamente politici. Lei stessa, del resto, mi scrive che, la volta precedente, l’avevo fatto “giustamente”. E stavolta ho cancellato pure i riferimenti a determinati giornali e giornalisti. Tanto, sia per quanto riguarda la politica sia per ciò che attiene ai giornali, sappiamo tutti di che cosa e di chi si sta parlando.
    Ma lei capisce bene che non posso trasformare questo sito in un’arena destinata agli attacchi personali. Le persone, per l’appunto, sono liberissime di comportarsi come credono, e noi, contemporaneamente, siamo liberissimi di farci sui loro comportamenti il giudizio (innanzitutto morale) che meritano. In altre sedi, poi, ci tocca – lo ripeto – il dovere di portare avanti una battaglia per impedire il reiterarsi di quei comportamenti.
    La saluto anch’io cordialmente.
    Enrico Fiore

  5. Mariano Bauduin scrive:

    Gentilissimo Fiore, pensavo ad una divertente considerazione, e mi piacerebbe anche un suo parere: se un artista vince il premio per la regia, per le scene e per i costumi, come mai non lo vince per lo spettacolo?… Parafrasando una battutaccia: qui c’è una discrepanza (osservo il soffitto!!!!)……!!!…
    Saluti distinti.
    Mariano Bauduin

  6. Aldo De Martino scrive:

    Carissimo Enrico,
    concordo con tutto quello che hai scritto. Secondo me, oramai, obiettare su ciò che viene manipolato da quelli che non si sanno ma che come corvi ci sorvegliano per governarci, è giusto e bisogna perseverare. Sono stato contento per Favino. Per il resto…
    Cordiali saluti e sempre in gamba.
    Aldo De Martino.

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