Il «Dolore» di Eduardo prende la strada della farsa

Luciano Saltarelli e Tony Laudadio in una scena di «Dolore sotto chiave»

Luciano Saltarelli e Tony Laudadio in una scena di «Dolore sotto chiave»

Trasmesso dalla Rai in forma di radiodramma il 2 gennaio 1960, l’atto unico «Dolore sotto chiave» venne dato in forma teatrale, al San Ferdinando, il 3 novembre del ’64, con l’autore nella sola veste di regista. E nonostante si collochi fra i testi minori di Eduardo, risulta straordinariamente indicativo circa i temi ricorrenti della sua drammaturgia.
Infatti, abbiamo qui uno dei classici interni/inferni eduardiani. Per undici mesi la zitella Lucia Capasso ha tenuto nascosta al fratello Rocco, spesso fuori Napoli per ragioni di lavoro, la morte della moglie Elena: giacché, dice, temeva che lui, innamoratissimo, potesse effettivamente suicidarsi, come aveva minacciato, se avesse appreso di quel decesso. Ma quando Rocco scopre la finzione, vien fuori tutta l’ipocrisia covata dai due: Lucia, gelosa, ha voluto vendicarsi della sua esclusione dalla vita del fratello e della cognata; e Rocco, che arriva a sospettare la sorella di aver finto che Elena fosse ancora viva per spillargli i soldi che asseriva destinati a medici e medicine, confessa di aver odiato la moglie, che non si decideva a morire, fino al punto di desiderare d’ucciderla. E rivela di aver avuto una relazione con un’altra donna che aspetta un figlio da lui.
Tipico di Eduardo è anche il coro, disegnato con sarcasmo feroce misto a ironia, dei vicini che s’affrettano al rito delle condoglianze allorché Rocco viene a conoscenza della verità: con la chiosa, non meno tipica, costituita dalla battuta: «Tutti parlano, il mondo è pieno di gente che sta a sentire tanto per stare a sentire e che parla tanto per parlare». Davvero sembrano dette, queste parole, dal Zi’ Nicola de «Le voci di dentro». E tutto questo senza dimenticare, è ovvio, l’altrettanto evidente connotazione pirandelliana del testo, con l’umorismo livido e il tono melodrammatico che ne derivano.
Basta considerare, in proposito, il paradosso che mette in campo Rocco Capasso quando – nel rievocare, appunto, la relazione che intraprese con un’altra donna mentre Elena, a detta di Lucia, continuava a giacere interminabilmente «tra la vita e la morte» – sbotta: «E l’ho tradita!»; ma, subito dopo, si corregge: «Cioè no, non l’ho tradita, perché ero già vedovo e non lo sapevo».
Ebbene, rispetto a un simile quadro Francesco Saponaro – regista dell’allestimento di «Dolore sotto chiave» presentato al San Ferdinando nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia – punta risoluto sul tema della morte, in un contesto funereo segnato da coperchi di bara al posto delle porte, da viavai di candele e da un prologo, «’O schiattamuorto», scritto da tal Raffaele Galiero nel corso di un laboratorio su Eduardo tenuto dallo stesso Saponaro presso l’Università della Calabria e che dispensa pillole di pirandellismo a buon mercato in uno stile che, francamente, non mi pare molto lontano da quello dei milioni di poeti napoletani della domenica.
Così – in luogo dell’astrazione che proprio l’ascendenza pirandelliana del testo avrebbe dovuto suggerire – qui prende il sopravvento la comicità corposa e pirotecnica della farsa, a partire dal fatto che il ruolo di Lucia è affidato a un uomo: fatto giustificabile solo come il ripiego che Saponaro ha dovuto adottare nel momento in cui, ad appena nove giorni dal debutto dello spettacolo, se n’è andata per divergenze con lui l’attrice, Cristiana Minasi, scelta per quel ruolo.
Il risultato, certo, consiste nelle risate a getto continuo degli spettatori. E bravi, entro questi limiti, sono gl’interpreti in azione: Tony Laudadio (Rocco), Luciano Saltarelli (giusto Lucia) e Giampiero Schiano (il prologo e il coro dei vicini). E d’accordo, ha ragione, Saponaro, quando dice che «Eduardo va seguito». Ma non mi sembra che lui l’abbia fatto.

                                                                                                                                              Enrico Fiore

(«Il Mattino», 22 giugno 2014)


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